Skip to main content

Tesi sulla tattica leninista nella crisi della scuola


Arrigo Cervetto
Pubblicato per la prima volta su Lotta Comunista N° 27-28, maggio 1968


Nella formazione economico-sociale capitalistica la sovrastruttura è «gigantesca» come dice Marx. Più si sviluppano le forze produttive della società capitalistica più si sviluppa la sovrastruttura. Ciò corrisponde ad un processo socialmente necessario a determinati rapporti di produzione poiché scopo fondamentale della società divisa in classi è quello di perpetuare tutte le condizioni che ne permettono un funzionamento ininterrotto.

Il meccanismo produttivo deve essere posto nelle condizioni migliori per poter continuare a formare quote crescenti di plusvalore e per poter trasformare questo in una quota crescente di accumulazione capitalistica.

Il processo di produzione del capitale necessita di un processo complessivo della produzione capitalistica per potersi realizzare. In questo processo complessivo il plusvalore prodotto dal proletariato viene ripartito tra l'interesse, la rendita, il profitto commerciale, le imposte ed il profitto industriale. Sulla base di questa ripartizione del plusvalore si sviluppano strati sociali parassitari e tutta la gigantesca sovrastruttura estremamente articolata e ramificata che trova nella organizzazione statale la forma tipica e fondamentale di organizzazione. Tutti gli strati sociali parassitari e tutta la sovrastruttura sono socialmente interessati alla continuità e alla difesa del processo di formazione del plusvalore.

Il ruolo specifico della attuale sovrastruttura nei rapporti di produzione capitalistici è, quindi, determinato dalle funzioni di continuità e di difesa del processo di formazione del plusvalore.

Assolvendo questo compito lo Stato esercita le sue funzioni di apparato repressivo della dittatura della classe capitalistica, funzioni che si esercitano nel campo economico, nel campo politico, nel campo ideologico.

L'organizzazione scolastica è la principale forma di organizzazione della dittatura del capitalismo esercitata dallo Stato nel campo ideologico, anche se ovviamente non è la sola. La scuola pubblica è parte integrante dell'apparato statale di repressione per la continuità e la difesa del processo di formazione del plusvalore. E' un settore indispensabile in questo apparato. Consuma una parte considerevole del plusvalore che lo Stato ha assorbito come imposta nel processo complessivo della produzione capitalistica.

Per questo suo carattere fondamentale la scuola non solo non può essere da un punto di vista di classe, trasformata ma deve essere decisamente combattuta così come decisamente devono essere combattute tutte le altre ramificazioni organizzative dello Stato. Ogni teoria e posizione che si proponga di modificare la scuola senza aver preliminarmente rovesciato gli attuali rapporti di produzione non è altro chela traduzione in un campo specifico, di quelle teorie e posizioni, di matrice borghese e socialdemocratica, che si propongono di modificare la natura sociale e l'organizzazione dello Stato o che affermano il carattere socialmente «neutro» dello Stato. Se fosse possibile modificare anche un solo aspetto, come è la scuola, dello Stato non sarebbe necessaria la rivoluzione proletaria per il passaggio da una società capitalistica ad una socialistica. In realtà la modifica anche di un solo aspetto della organizzazione statale non è altro che l'azione riformistica di miglioramento delle funzioni dello Stato, in altre parole del suo grado di efficienza come apparato dittatoriale del capitalismo.

L'organizzazione scolastica come ramo dell'apparato statale ha particolari caratteristiche derivanti dal suo rapporto con l'organizzazione della produzione capitalistica. La scuola è un'organizzazione duplice: è un'organizzazione di elaborazione e di diffusione della ideologia, ed è una organizzazione di elaborazione e di diffusione dell'istruzione. L'ideologia borghese mistifica questi due aspetti col termine «cultura» e compie una doppia mistificazione dividendo la "cultura" in «umanistica» e «tecnica».

In termini marxisti occorre ribadire che la cosiddetta cultura non è altro che l'insieme delle idee dominanti che la classe dominante impone alla società attraverso una sua «organizzazione della cultura», cioè una sua organizzazione di oppressione ideologica, una sua organizzazione specifica di lotta sul fronte ideologico della lotta di classe.

La scuola è una delle componenti fondamentali di questa «organizzazione della cultura», di questa organizzazione di lotta ideologica della borghesia. Nella scuola la classe dominante elabora la sua ideologia, la perfeziona, la collauda nel processo di diffusione nelle giovani generazioni, seleziona, riproduce, estende i suoi quadri, seleziona, riproduce, estende i quadri al suo servizio degli strati parassitari, burocratici, piccolo-borghesi. Ma, soprattutto, ribadisce ed estende la sua influenza ideologica sulle nuove generazioni operaie, stabilisce il suo dominio sulla classe operaia. Quest'opera capillare, compiuta da un apparato burocratico di ben 400 mila precettori di ideologia borghese, si estende su 8 milioni di allievi. In pratica si estende su tutta la futura classe operaia. Dalla scuola le nuove generazioni escono adattate a subire tutta la pressione della organizzazione culturale-ideologica borghese (mezzi di comunicazione, organizzazioni politiche ecc).

Vedere in questo processo capillare, come elemento caratterizzante, il cosiddetto «autoritarismo scolastico» o «autoritarismo accademico» che riproduce le forme di organizzazione gerarchica della fabbrica capitalistica è un errore idealistico d'impostazione metodologica. E' lo scambiare particolari forme con i reali processi di diffusione ideologica, oltre che stabilire un rapporto deterministico tra struttura e sovrastruttura (in questo caso fabbrica-scuola) senza individuare lo specifico carattere di mediazione della diffusione ideologica nella scuola.

Non c'è nessuna ragione oggettiva che determini una forma di organizzazione scolastica corrispondente alla organizzazione di fabbrica. E, poi, le forme di organizzazione della fabbrica sono mutate nel tempo, mutano, e possono mutare in corrispondenza delle esigenze produttive e produttivistiche, degli sviluppi tecnologici e del corso della lotta di classe, così come mutano le forme di proprietà privata e statale mentre non mutano i rapporti di produzione (capitale e salario).

Le forme di organizzazione scolastica, anche se ne subiscono una forte influenza, non seguono necessariamente il mutamento delle forme organizzative aziendali, anche per il fatto stesso che le forme organizzative delle aziende, grandi, medie e piccole capitalistiche, operanti nella società, sono molteplici così come sono molteplici i tipi di azienda nella produzione e nella distribuzione.

L'organizzazione scolastica della diffusione della ideologia e della istruzione deve adeguarsi alle esigenze di tutta la società capitalistica e se non vi riesce manifesta una delle tipiche crisi di disfunzione burocratica. Le sue forme organizzative non solo possono ma debbono variare così come debbono essere diversificate al suo interno. Il cosiddetto «autoritarismo scolastico» è una delle forme e non può essere visto come un obiettivo strategico di lotta rivoluzionaria contro la diffusione dell'ideologia borghese. Occorre sapere individuare tutte le forme di organizzazione scolastica per poter condurre con efficacia una lotta contro questa particolare organizzazione della diffusione ideologica borghese nella classe operaia così come occorre sapere individuare tutte le attuali e possibili forme di altri tipi di organizzazione (mezzi di diffusione, organizzazioni politiche ecc.).

La scuola è anche una organizzazione di elaborazione e di diffusione dell'istruzione. Dato che il compito di diffusione dell'istruzione non è mai stato prevalentemente della scuola, ma della società anche se nella tendenza di sviluppo l'incidenza della scuola è destinata ad aumentare, ne deriva che la diffusione dell'istruzione non è mai stata e non è il compito prevalente della scuola.

In termini marxisti occorre dire che l'istruzione è il rapporto uomo natura, rapporto che varia nelle differenti condizioni sociali, cioè nei differenti rapporti tra gli uomini. La istruzione acquisisce un carattere sociale determinato dai caratteri sociali in cui si svolge l'attività del lavoro in una data società.

Nella società capitalistica questo carattere è determinato dalla divisione in classi, dalla divisione del lavoro, dalla divisione del lavoro intellettuale e del lavoro manuale. Il tipo attuale di istruzione riproduce questa divisione sociale, questa divisione del lavoro. E' impossibile riunificare nell'istruzione la divisione del lavoro, la divisione sociale. E' impossibile nella scuola come in ogni altro tipo di organizzazione. Tentarlo in sede teorica non vuol dire altro che elaborare una nuova "cultura", cioè un'altra ideologia un'altra mistificazione. Questi tentativi sono particolarmente frequenti negli intellettuali della piccola borghesia studentesca, cioè in gruppi che, per la loro formazione sociale hanno sempre la tendenza a credere di poter risolvere con le idee ciò che può essere solo risolto dalla pratica.

Il tipo attuale di istruzione deve necessariamente riprodurre il tipo di società che lo esprime. Ciò avviene a tutti i livelli: da quello della cosiddetta «ricerca pura» a quello della cosiddetta "applicazione tecnica ".

Il problema dell'istruzione, in termini marxisti, il problema di una cultura, di una scienza, di una tecnica espressioni organiche del collettivo lavoro intellettuale e lavoro manuale della specie umana integrata può essere risolto solo con la scomparsa della divisione sociale e della divisione del lavoro: cioè può essere risolto con l'unificazione dello studio e del lavoro e con l'istituzione socialista di una organizzazione scuola-fabbrica.

Solo in questa prassi sociale la scienza può essere recuperata dalla ideologia e dalla tecnica di classe così come Marx ed il marxismo l'hanno recuperata nell'analisi della società e nella teoria e nella organizzazione del partito rivoluzionario. 

La lotta contro la diffusione della ideologia borghese non si può esaurire nella scuola. Crederlo sarebbe una illusione che porterebbe inevitabilmente ad una visione riformistico settoriale, così come in una visione di questo tipo finiscono con il cadere tutti quei gruppi e correnti che vedono come terreno esclusivo di scontro la fabbrica.

Ovviamente la lotta contro la diffusione ideologica nella scuola, così come nella fabbrica, ha un ruolo importantissimo e richiede forme specifiche di azione (agitazione, propaganda, occupazioni, contro corsi marxisti, mobilitazioni di massa, lotte di piazze ecc.).

Ma la lotta contro l'ideologia borghese deve essere combattuta in tutta la società e soprattutto nell'ambito della classe operaia, la quale non vive socialmente solo nella fabbrica. Questa lotta sul fronte ideologico richiede uno strumento specifico, il partito leninista, e due specifiche forme di attività: la propaganda del programma marxista e la agitazione delle idee rivoluzionarie. Queste forme di attività devono essere sviluppate nel corso della lotta di classe perché non debbono e non possono essere un intervento «illuministico» e «programmistico» sulla classe operaia ma debbono e possono inserirsi partendo dalle lotte più elementari del proletariato per far maturare, in un processo di formazione materialistica, la sua coscienza politica, la sua coscienza rivoluzionaria. Senza una lotta implacabile, metodica e costante, sul fronte ideologico per sgretolare l'influenza della borghesia, della socialdemocrazia, del riformismo, dell'opportunismo sulla classe operaia non è possibile sviluppare efficacemente la lotta sul fronte economico e su quello politico, cioè stabilire una influenza rivoluzionaria nelle lotte operaie e far sì che queste lotte si inseriscano in una prospettiva di uscita dalla attuale fase controrivoluzionaria e di preparazione della rivoluzione socialista.

Per portare avanti la lotta sui tre fronti, e nella loro organica successione, occorre sviluppare il partito leninista e per sviluppare il partito occorre organizzare gli operai più coscienti d'avanguardia, formare e organizzare i militanti e i quadri rivoluzionari della classe operaia e in particolare, di quei settori che per condizioni oggettive non sono assimilabili a posizioni di aristocrazia operaia. Il raggruppamento di tutto l'attuale potenziale di militanti operai rivoluzionari non può essere un processo spontaneo ma deve essere un processo organizzato. Il partito rivoluzionario deve svilupparsi, quindi, organizzativamente utilizzando le possibilità che gli sono date. La lotta contro la diffusione ideologica borghese nella scuola può essere una di queste possibilità. Lo sviluppo organizzativo per la formazione di militanti rivoluzionari operai rappresenta, nello stesso tempo la formazione di militanti rivoluzionari provenienti dalle agitazioni studentesche e che si pongono fuori e contro le formule di marca socialdemocratica, di «unità fra studenti e operai» e dei fronti unici interclassisti cosiddetti «antimperialistici», di marca maoista e castrista.

La crisi della scuola deve essere utilizzata leninisticamente e deve essere utilizzata ai fini della classe operaia e della sua lotta contro il sistema capitalistico ed imperialistico mondiale.

Dati i caratteri particolari della crisi della scuola in Italia, quindi della crisi parziale dello Stato, possono essere possibili diversi utilizzi. L'avanguardia proletaria deve cercare di utilizzarla dal suo punto di vista e per i suoi interessi di lotta. Possono essere individuate due serie di cause di questa crisi: una di carattere generale e comune a tutte le società capitalistiche private o capitalistiche statali avanzate e l'altra di carattere particolare, riguardante l'Italia, paese capitalistico avanzato a maturità imperialistica che si colloca tra le prime dieci potenze mondiali.

Cause generali: 1 ) lo sviluppo produttivo di certi settori determina uno sviluppo tecnico adeguato. Il crescente aumento della massa del plusvalore alza la composizione organica del capitale. Aumenta la parte costante del capitale e, in questa aumenta in termini relativi, ed anche assoluti, la componente fissa. Una parte sempre più crescente dell'investimento del capitale entra nel processo produttivo nella forma di nuove macchine elaborate e complesse che sostituiscono parte del capitale variabile. Sorge per il sistema capitalistico l'esigenza di elevare ed estendere il livello tecnico di tutto il processo produttivo e, di conseguenza, di elevare ed estendere il livello tecnologico.

2) Sorge la necessità di adeguare la massa e la composizione della forza lavoro al grado stesso della composizione organica del capitale. Ciò comporta introduzione di forza-lavoro in nuovi settori, spostamenti di forza-lavoro da un settore all'altro, riduzione della massa di forza-lavoro, aumento dell'esercito industriale di riserva. La sovrastruttura, e quindi anche la scuola, deve adeguarsi a questi movimenti della struttura, a questi movimenti del capitale. L'adeguamento non è mai simultaneo e ciò determina permanenti squilibri nel sistema. Quando, poi l'adeguamento è estremamente ritardato gli squilibri diventano acuti.

Per quanto riguarda la scuola essa deve adeguarsi a tutti gli aspetti del complesso processo dei movimenti del capitale, e non solo ad alcuni, pena il ricreare nel suo seno altri squilibri. Vedere solo alcuni aspetti di adeguamento della scuola è estremamente limitativo, conduce ad errori di prospettiva, porta alla incomprensione della reale natura della crisi della scuola. Non si può ridurre la crisi della scuola ad uno scarto tra la formazione di forza-lavoro specializzata e l'effettiva esigenza di tale forza-lavoro da parte della produzione. Questo è solo un aspetto anche se importantissimo. La scuola deve adeguarsi a tutti i movimenti del capitale, quindi oltre che alla formazione di forza-lavoro specializzata per determinati settori, alla formazione di forza-lavoro adatta allo spostamento da un settore all'altro, alla riduzione della massa di forza-lavoro, allo stesso aumento dell'esercito industriale di riserva.

3) Necessità di una istruzione estremamente differenziata ed estremamente variabile che riesca a precedere tutti i movimenti del capitale. Dato che il capitale nel suo complesso non può prevedere tutti i suoi movimenti in tutti i suoi settori della produzione e della distribuzione, ne deriva l'impossibilità della organizzazione scolastica di prevedere tutti i tipi di istruzione che dovrebbe fornire. Le stesse richieste delle aziende capitalistiche riflettono tale situazione oggettiva e tale complesso di contraddizioni, aggravate dagli squilibri di ritmo che ogni azienda subisce nelle tendenze del mercato locale e del mercato mondiale. Lo stesso processo di internazionalizzazione esaspera queste contraddizioni e rende praticamente impossibile ogni previsione di piano di produzione e di distribuzione. Rende, quindi, praticamente impossibile ogni previsione qualitativa e quantitativa dell'istruzione di forza-lavoro.

Vi sono, indubbiamente, tendenze di sviluppo sulla composizione della classe operaia in certe aziende di certi settori che alzano sensibilmente la percentuale della manodopera specializzata, dei cosiddetti tecnici. Ma gli stessi dirigenti aziendali sostengono l'impossibilità di prevedere i tipi di specializzazione occorrenti per il futuro. E' stata ad esempio, avanzata come soluzione la proposta della formazione di un "tecnologo", cioè di un diplomato che abbia una istruzione generale non specializzata, ma nello stesso tempo adeguata per permettere all'azienda che l'utilizzerà, di spostarlo rapidamente da una lavorazione all'altra e infine da un tipo di industria all'altra.

4) Sviluppo crescente della burocratizzazione. Nella società capitalistica avanzata gli strati parassitari e burocratici si estendono e ne sorgono dei nuovi. Una forte quota della piccola borghesia produttrice e detentrice dei mezzi di produzione si trasforma, nel processo di concentrazione, in una piccola borghesia terziaria parassitaria burocratica. Compito della scuola è anche quello di fornire un tipo di istruzione adatto a questa trasformazione della piccola borghesia e al generale processo di burocratizzazione.

Una buona parte di erogazione di istruzione è dedicata alla riproduzione e all'allargamento della burocratizzazione e del parassitismo sociale.

La scuola deve fornire oltre che forza-lavoro specializzata alle aziende industriali burocrazia allo Stato e alla società.

5) Dato che il grado ed il tipo di istruzione fornito dalla scuola si incorpora in una serie di funzioni sociali e in parte, interviene sul mercato della forza-lavoro ne deriva che la scuola è una delle fonti della valorizzazione del lavoro e della forza-lavoro, indipendentemente dal fatto che questo lavoro e questa forza-lavoro diventino lavoro produttivo o lavoro improduttivo. Lo Stato legalizza questa valorizzazione sotto la forma giuridica dei diplomi di vario tipo. Già il processo di valorizzazione è un fattore di incremento, della differenziazione sociale, e un fattore della stratificazione sociale.

L'aumento della scolarizzazione diventa un fattore del processo in atto che vede da un lato, una tendenza alla valorizzazione (qualificazione; giuridicamente diplomi e lauree) e dall'altro di devalorizzazione e di degradazione sociale (operai specializzati devalorizzati dalle trasformazioni tecniche ecc.; strati operai degradati a sottoproletariato ecc.).

E' un violento processo in atto che vede gli Stati Uniti, coi suoi ghetti e «con sacche di miseria» del 30% della popolazione, all'avanguardia e che trova la sua spiegazione storica nei processi di proletarizzazione in differenti fasi di sviluppo capitalistico: nella fase ascendente il sottoproletariato è la condizione di passaggio al proletariato, nella fase discendente il termine di degradazione di deproletarizzazione. In tutti i paesi capitalistici avanzati le tendenze di questo processo sono in atto. La crisi della scuola, le masse studentesche, le loro agitazioni sono un polo dialettico di questo processo.

Ogni classe, ogni strato sociale lotta per riprodurre il suo valore, e quindi la sua collocazione sociale, al livello della qualificazione richiesta dall'attuale e dal futuro grado delle forze produttive. La tendenza è perciò all'ingresso dei figli di strati operai nelle scuole superiori. Negli Stati Uniti abbiamo circa 6 milioni di allievi universitari di vario tipo, cioè addirittura il 43% delle loro generazioni. Rivendicare l'allargamento dell'Università ai figli di operai fa parte della tendenza riformista, fa parte di un processo di estrema stratificazione nella classe operaia e della conseguente degradazione di una parte di essa. Questo processo crea, forse una nuova figura sociale dello studente, una nuova classe, un nuovo strato? No. Lo studente, come la casalinga, è caratterizzato socialmente dal nucleo familiare.

Per quanto riguarda il valore della forza-lavoro esso è determinato dalla sussistenza e dalla riproduzione della forza-lavoro stessa, quindi dal nucleo famigliare. Le spese di istruzione in questa riproduzione "entrano dunque nel ciclo dei valori spesi per la produzione della forza lavoro" (Marx, Il capitale, I).

Esse riguardano il rapporto capitale-salario. Debbono essere impostate come lotta salariale e non come richiesta di aumento di spese scolastiche, spese che vanno a vantaggio di strati piccolo-borghesi e burocratici sia nella forma diretta reddito sia in forma indiretta di valorizzazione. Aumento di spese scolastiche significa aumento della quota delle imposte nella ripartizione del plusvalore. Aumento del salario è, invece, risultato della lotta di classe. 

VI) A queste cause generali della crisi della scuola possiamo aggiungere, per l'Italia, alcune cause particolari:

1) Presenza e contrasto di due tendenze fondamentali del capitalismo che sono presenti anche in altri paesi ma che in Italia si manifestano particolarmente. Semplifichiamo col termine «tendenze» per meglio identificarle a livello di manifestazione politica e nel caso in esame di politica verso lo Stato e verso la scuola e per caratterizzarle come tendenza "conservatrice" e tendenza «riformistica». In realtà si tratta di gruppi e di settori capitalistici a diversa composizione organica di capitale per cui il settore dove più alto è il capitale costante richiede un tipo di istruzione ed il settore dove più alto è il capitale variabile un altro tipo. Nelle tendenze che si esprimono, invece, a livello politico influiscono anche strati parassitari e burocratici non interessati direttamente alla produzione.

2) Ciò spiega perché questi strati abbiano un peso nell'organizzazione scolastica, nella sua crisi, nelle sue agitazioni non proporzionato al loro reale peso nella produzione. Nella Università italiana, ad esempio, la composizione sociale piccolo-borghese è altissima. In Università di altri paesi, invece, la composizione proletaria ha una forte incidenza e ciò determina certi caratteri delle agitazioni e dei problemi presenti. Ciò determina, inoltre, problemi specifici di tattica al partito rivoluzionario.

3) Disorganizzazione burocratica, caratteristica di tutta la sovrastruttura statale che non si è ancora adeguata ai forti ritmi di sviluppo produttivo dell'ultimo decennio ed a tutti i fenomeni ad esso connessi.

4) Squilibri particolari si innestano in quelli generali e provocano crisi e movimenti. Questo complesso di cause finisce con il mettere a nudo tuta una serie di aspetti sovrastrutturali. Gli attuali schieramenti politici con le loro attuali ideologie dimostrano un logoramento perchè sono ancora il prodotto di una situazione in parte superata dal più recente sviluppo capitalistico. Ciò pone per il sistema la necessità di attrezzare nuovi schieramenti politici e nuove ideologie utilizzando, in parte, quelle presenti e portando elementi di innovazione. Una crisi di transizione è iniziata e le agitazioni studentesche ne sono il sintomo più evidente, anche se meno evidenti ma pur presenti altri sintomi si manifestano nella classe operaia.

A quale soluzione condurrà questa fase transitoria è difficile dirlo. Un dato è chiaro: le agitazioni studentesche hanno debordato gli attuali schieramenti politici. E se le organizzazioni politiche, specie quelle riformistiche, non servono a controllare e dirigere i movimenti sociali esse non servono più al sistema. Sono diventate inutili, a meno che si trasformino alle nuove necessità. Ma la crisi è complicata dal fatto che anche gli schieramenti politici internazionali dimostrano tutto il loro logoramento. L'assetto dei rapporti interimperialistici, stabiliti dopo la seconda guerra mondiale dalla sconfitta dell'imperialismo tedesco da parte della alleanza imperialistica russo-americana che si divise il mondo in sfere d'influenza, in crisi nell'Europa occidentale e orientale, nell'America Latina, in Africa e particolarmente in Asia.

Il dominio del mercato mondiale da parte degli Stati Uniti, possibile quanto questo imperialismo rappresentava il 50% della produzione industriale mondiale, non è più possibile oggi che ne rappresenta il 30-35%. In Asia e in Europa risorgono gruppi imperialistici che intervengono nella ripartizione del mercato, oggi con certi mezzi economici e politici, domani con altri.

L'URSS, che ha seguito una politica di penetrazione imperialistica in tutti i continenti, non ha la possibilità di mantenere il dominio sul mercato dell'Europa Orientale il quale si è disgregato in tendenze centrifughe.

Si stanno preparando le basi oggettive di nuovi contrasti, di nuovi conflitti, di nuovi schieramenti, di nuove alleanze, di nuove lotte propagandistiche ed ideologiche. Le masse studentesche in tutti i paesi sono, per la loro natura un settore di incubazione di nuovi quadri politici, sensibili, più di altri strati, a queste crisi di transizione e suscettibili a fornire gruppi e base a nuovi movimenti politici espressi dalle nuove condizioni. Ogni soluzione è possibile specie dove la prevalenza piccolo-borghese impedisce di trovare un punto fermo, anche se minimo, nella lotta di classe. Le agitazioni studentesche possono costituire una fase preparatoria alla formazione di quadri rivoluzionari per lo sviluppo del partito leninista di classe. In questo caso il futuro corso di lotta di classe che la crisi interimperialistica prepara avrà un forte impulso e troverà una sufficiente organizzazione per imprimergli una direzione rivoluzionaria nello scontro con l'opportunismo. I quadri provenienti dalle agitazioni studentesche ed i quadri provenienti dalle agitazioni di fabbrica si salderanno nella lotta e nel partito leninista.

Se invece le agitazioni studentesche finiranno col fornire nuovi gruppi alle lotte imperialistiche, all'opportunismo riformato o ai giovani capitalismi, la lotta di costruzione del partito leninista avrà, come tante volte nella storia, ostacoli addizionali da superare. Questo è in fondo il problema dello sviluppo del partito leninista. Questo è in fondo il problema della tattica leninista nella lotta contro l'organizzazione scolastica di diffusione dell'ideologia borghese e della sua crisi generale e parziale.

Popular posts from this blog

Uneven Development, Job Cuts, and the Crisis of Labour Under Global Capitalism

Internationalism No. 73, March 2025 Page 16 Uneven development is a fundamental law of capitalism. We have a macroscopic expression of this in the changing balance of power between States: Atlantic decline and Asian rise are the key dynamics behind the political processes of this era, including wars caused by the crisis in the world order. But behind all this there is a differentiated economic trend, starting from companies and sectors: hence the differentiated conditions for wage earners. And this is the element to keep in mind for an effective defensive struggle. It’s only the beginning The electrical and digital restructuring imposed by global market competition affects various production sectors. The car industry is the most obvious, due to the familiarity of the companies and brands involved. We have already reported on the agreement reached before Christmas at Volkswagen, which can be summarised as a reduction of 35,000 employees by 2030. Die Zeit [De...

In the Depth of Our Class

The pandemic of the century is a storm that does not subside; it returns to its rampage after 40 million infections and more than a million official victims, perhaps two million according to estimates on the excess deaths. In the contention between powers, China stands as the winner: it seems to have tamed the virus, and industry and services are up and running; the USA and Europe, on the other hand, are moving towards a new wave of infections that casts yet more shadows on the economic cycle. Political structures and health systems are at the height of tension. In America, the elections have judged Donald Trump’s rash demagogy on the basis of the opposite reasons for containing the pandemic and the intolerance of small and large producers; in Europe the executives are attempting to steer between the surge in infections, increasingly stringent confinement measures and the threats of fiscal jacquerie in the tourism and catering sectors. Almost everywhere, in the Old Continent, governm...

Bolsonaro Squeezed between Pandemic, Lula Card and Armed Forces

This article is taken from Intervenção Comunista — the journal of our Brazilian comrades We wrote in May last year that the ‘tropical Trump’ causes a perfect storm . This first quarter of the year seems to demonstrate this clearly: GDP decline (-4.1%) and increased unemployment (14.2%); an end to emergency aid and a delay in the resumption of a new, much leaner aid plan; a record number of deaths and Covid infections. With 2.7% of the world’s population, the country accounts for about 12% of Covid-19 deaths. In March alone, Brazil recorded an increase of about 33% in its daily deaths. The pandemic crisis, coupled with historical imbalances, is shaking up the dysfunctional government of Jair Bolsonaro, who has just appointed his fourth health minister in a year. Increased dependence on the Centrão The second half of Bolsonaro’s term began — for their politics — with the election of Arthur Lira (Progressive Party-Alagoas) as president of the Chamber of Deputies, and Rodrigo Pac...

Forces and Consequences of the New Strategic Phase

The new strategic phase in the world balance, with its new corresponding political cycles within powers, requires attention to the materialistic, historical and dialectical method of political analysis itself. The changing forces and basic trends need to be identified; we can make conjectures about the developments in single political battles, but the outcome of these battles will always require us to contemplate a plurality of solutions: some more probable. others less. but never Just a mechanical consequence of long-term economic movements. Many fixed points of the method of political analysis are usual tools in our Marxist elaboration, but this does not mean they must be taken for granted: it is of use to recall them, in relation to the new unknowns of the political battle. Men make their own history, but they do not make it just as they please; they do not make it under circumstances chosen by themselves, but under circumstances directly encountered, given and transmitted from t...

The New Energy Shock

Internationalism No. 33, November 2021 Page 6 Can a good recovery do damage? The answer is: yes, sometimes it can, if it triggers major imbalances. The capitalist mode of production is a source of imbalances, inequalities and asymmetries. This time, the imbalance is largely due to the states which have concocted an unexpectedly strong recovery, pulled along by private consumption, with their stimuli, subsidies, relief, tax cuts and zero-rate credits. According to The Economist , the stimuli handed out by governments during the pandemic amounted to about $10,400 billion in the world, equal to one eighth of the 2020 gross world product in current dollars. According to the April IMF Fiscal Monitor , governments, additional expenditure and lost revenue in the advanced economies were equal to 16% of the sum of their GDPs, in the face of losses which, in the final balance sheets, amounted to 4.5% of it. A good part of this went on governmen...

The Works of Marx and Engels and the Bolshevik Model

Internationalism Pages 12–13 In the autumn of 1895 Lenin commented on the death of Friedrich Engels: "After his friend Karl Marx (who died in 1883), Engels was the finest scholar and teacher of the modern proletariat in the whole civilised world. […] In their scientific works, Marx and Engels were the first to explain that socialism is not the invention of dreamers, but the final aim and necessary result of the development of the productive forces in modern society. All recorded history hitherto has been a history of class struggle, of the succession of the rule and victory of certain social classes over others. And this will continue until the foundations of class struggle and of class domination – private property and anarchic social production – disappear. The interests of the proletariat demand the destruction of these foundations, and therefore the conscious class struggle of the organised workers must be directed against them. And every class strugg...

Another Kind of Politics

Donald Trump has said goodbye as befits his fame, with a tragic riotous revelry. A crowd with improbable disguises took its cue from the fake news on the Internet fomented by the presidency, assaulted the Capitol and wandered around its rooms and corridors with the aim of intimidating representatives and senators. All of this, however, taking selfies: a moment of fame on Facebook or YouTube and a trophy to show off back home in deepest America, while carousing in the local pub. His successor Joe Biden will seek a rebalance in a bipartisan collaboration, but he cannot escape from the dominant trait now characterising the political show . The swearing-in ceremony was the enthronement of a republican king, according to the rites of Hollywoodian show business: pop singers, actors, directors, and rock stars, and the new reigning couple hand in hand as they admired the fireworks in the night. Meanwhile, on the other shore of the Atlantic, a similar depressing show is going on the air with ...

British Nostalgia

From the series European News In his book Britain Alone , the Financial Times columnist Philip Stephens argues that David Cameron’s decision to hold the Brexit referendum in 2016 was self-serving […] The prime minister wanted to snuff out a Tory rebellion and to give himself a quieter life in 10 Downing Street . For short term tactical reasons, Cameron gambled on the strategic issue of Britain’s link to Europe. As for Boris Johnson, backing Brexit had been about personal ambition: establishing his claim to the leadership . In Stephens’ reconstruction of events, Brexit was an unwanted outcome for the leaders of the Leave campaign: When Boris Johnson and Michael Gove, […] appeared before the cameras on the morning of 24 June, they looked shell-shocked rather than triumphant. […] Winning was not part of the plan. However, once Brexit had been set in motion, Johnson pursued it with wild abandon and made it the cornerstone of his bid for No. 10. According to Stephens, there was no und...

The future of work in Europe

Every moment of transition presents its own complexities: for our class this means that further divisions are sown within it. Such is the present moment — one when different dynamics stack up and intertwine. Past, present and future On the one hand, there is the troubled exit from the pandemic crisis, still under the threat posed by the emergence of new Covid-19 variants. The pause on redundancies has come to an end in Italy. This, albeit partially, would have spared about 520,000 jobs in Italy up until now, according to Centro Einaudi’s estimates [ 25 th Annual Report on Global Economy and Italy , June 2021]. Company closures and staff reductions (in a mixture of arrogance and callousness) have marked the summer months, only to announce a difficult autumn, when the redundancy ban will be lifted also for small businesses and services. However, it is clear how uncertain the workers’ condition remains, regardless of any collective agreement signed, and how necessary it is always to ...

The Syrian Crisis Reveals the Limits of the Russian Power

Internationalism No. 73, March 2025 Page 5 When, in 2015, Moscow initiated direct military intervention in Syria against ISIS bases and in support of Bashar al-As-sad's regime, this was seen as a signal of Russia’s resurgence as a great power: it was its first deployment in a war zone outside the territory of the former USSR since its withdrawal from Afghanistan in 1989. Singers of the resurrection Sergey Karaganov, honorary chairman of the Council on Foreign and Defence Policy, and currently one of the most fervent supporters of the war in Ukraine, wrote that this action “has strengthened Russia’s international position”, to the point of making 2015 “one of the most successful years in the history of Russian foreign policy” [Russia in Global Affairs, February 23, 2016). Dmitri Trenin, then head of the Carnegie Center in Moscow, which was later closed by the authorities in 2022, revisited this in his 2018 book What is Russia up to in the Middle East?, ...