Skip to main content

Lotta leninista al riformismo


Arrigo Cervetto (novembre 1968)
Pubblicato per la prima volta su Lotta Comunista, N° 31-32


L'accrescimento delle forze produttive ha posto alla borghesia il problema di trovare una politica adeguata a contenere le lotte di classe che tutta la società italiana esprime.

I gruppi del capitalismo statale e i gruppi del capitalismo monopolistico, cioè quei 5 o 6 gruppi che dirigono i rami fondamentali di un capitalismo altamente concentrato, hanno da tempo scelto una linea riformistica, una linea di tipo socialdemocratico. La gestione convulsa dell'attuazione di questa strategia capitalistica occupa gli anni che partono dal 1960 e, se ne dimostra tutte le difficoltà contingenti non ne invalida la possibilità di conclusione in un certo arco di tempo.

Intanto, un primo e grosso risultato la strategia riformistica del capitalismo lo ha ottenuto: è riuscita a superare una intensa fase di industrializzazione, in cui la classe operaia aumentava considerevolmente mantenendo bassi salari e limitando le lotte operaie, è riuscita a superare una crisi di «recessione» senza scatenare una reazione proletaria adeguata al potenziale di classe accumulato dallo sviluppo economico, è riuscita ad elevare fortemente la produttività del lavoro aumentando la produzione e diminuendo l'occupazione, è riuscita infine a collocare l'Italia nel campo della concorrenza mondiale tra le prime sette potenze imperialistiche. Senza la attuazione di una politica riformistica questo ultimo decennio, che ha rappresentato nella storia del capitalismo italiano e delle classi sociali in Italia un grosso salto, avrebbe provocato più profondi sommovimenti e ben più intensi scontri sociali. Il riformismo è, certamente, una pratica sociale ma è anche una ideologia con la quale la borghesia mantiene il suo dominio sulla classe operaia. E se nella pratica sociale il riformismo ha dimostrato tutti i suoi limiti, nella pratica ideologica con la quale la borghesia mantiene il suo dominio sulla classe operaia, invece, è andato avanti.

È andato avanti perché ha perfezionato e raffinato i suoi strumenti, cioè i giornali, i gruppi, i sindacati, i partiti cosiddetti di «sinistra». Questi strumenti sono il centro della diffusione dell'ideologia riformista ed opportunistica nella classe operaia. E' la loro funzione organica perché senza questa funzione non potrebbero esistere. Nella strategia riformistica la funzione dei partiti di «sinistra» assolve un importantissimo ruolo perché senza l'adeguamento della lotta operaia dentro certi limiti verrebbero a saltare certi cardini nella prospettiva della sua realizzazione. Oggi, in Italia, i margini della pratica sociale riformista nei confronti della classe operaia sono piuttosto ristretti e lo dimostra la prima esperienza fallimentare basata sulla «socialdemocrazia ufficiale», cioè il PSI.

Ma intanto esiste una forte «socialdemocrazia di riserva» basata sull'apparato del PCI e sulla sua influenza elettorale, oltre che sul PSIUP e su una serie di frangie «massimalistiche» e di vario «dissenso» che si attestano sul fianco sinistro per coprirne il ruolo di «opposizione parlamentare» dentro il sistema. Lo scopo di una prassi riformistica, e la condizione della sua efficacia ai fini della stabilità del capitalismo, è sempre stato ed è quello della creazione, del mantenimento e dell'allargamento di uno strato di aristocrazia operaia, cioè di uno «strato superiore» di classe operaia che per le sue condizioni possa costituire la base più fedele delle organizzazioni opportunistiche. L'esperienza storica dimostra al capitalismo che questo strato di aristocrazia operaia riesce sempre a predominare (perché è più organizzato, perché ha una sua precisa ideologia, perché sa quello che vuole, perché deve conservare una posizione privilegiata) sui movimenti spontanei del più vasto proletariato.

Il maggio francese è l'ultima conferma di una lunga serie.

Oggi in Italia i margini della prassi riformistica sono ristretti anche perché ristretta è l'aristocrazia operaia. Ma questa esiste ed è destinata ad allargarsi con l'espansione dell'imperialismo italiano. La strategia riformista del capitalismo italiano si basa, appunto, su questa prospettiva, cosi come vi si basano i partiti opportunistiche sanno che, in questa direzione il tempo lavora in loro favore. Allargandosi i sovrapprofitti si potranno allargare gli strati operai coinvolti e corrotti in questa grossa operazione imperialistica e quindi, Si potranno allargare le basi organizzative della socialdemocrazia italiana che ha al suo centro il forte apparato burocratico, amministrativo e piccolo borghese del PCI.

Quali forme definitive assumerà la socialdemocrazia italiana è una questione secondaria: probabilmente si configurerà sulla base di un sindacato unico, che è quello che conta di più nella prassi riformistica, e in un raggruppamento politico, una specie di «partitone» federativo che permetta una specie di affiliazione o di collegamento a gruppi, riviste, circoli vari di «dissenso», di «antiburocrazia», di «spontaneità».

Secondaria è anche la questione di una partecipazione governativa della socialdemocrazia italiana cosi strutturata poiché di fatto sarebbe già governo all'opposizione e poiché sui problemi di fondo (crisi, guerre ecc.) assumerebbe la compartecipazione diretta.

Se questo è l'obbiettivo finale della strategia riformistica dell'imperialismo italiano, compito fondamentale del partito leninista è di combattere a fondo contro ogni possibilità che si realizzi. Il riformismo attraversa una fase in cui non ha ancora a disposizione tutti i mezzi per allargare la sua aristocrazia operaia. Perciò fronteggia le lotte di classe con una tattica di temporeggiamento, colpendole con estrema violenza nelle punte più avanzate.

Le future componenti del raggruppamento unificato socialdemocratico si suddividono i compiti in questa tattica dilazionatrice. L'ideologia riformista si apre come un ventaglio a tutti i toni massimalistici e spontaneistici e, in questo modo, punta all'assorbimento di una reale ondata spontanea operaia che sorge dai luoghi di produzione dove la produttività aumenta più dei salari e dove la compressione della condizione proletaria è un presupposto per il capitalismo stesso per entrare in forma concorrenziale sul mercato mondiale e portare avanti la sua strategia imperialistica. In questa fase di sviluppo dell'imperialismo italiano, in questa fase contradditoria che vede da un lato la possibilità futura di una prassi riformistica in Italia e dall'altro l'impossibilità immediata di una sua larga applicazione, occorre sviluppare il partito leninista. Il partito leninista deve essere sviluppato in questa fase transitoria dell'imperialismo italiano perché, una volta conclusa, il movimento opportunista, comunque organizzato, ne uscirà rafforzato e con forti radici socialimperialiste.

Occorre perciò che il partito leninista si sviluppi organizzativamente utilizzando tutti quei settori della lotta di classe che il nemico non riesce a contenere col suo riformismo ma che riesce a controllare perché rimangono ancora ad uno stadio di spontaneità. L'opportunismo ha dimostrato e dimostra di sapere controllare la spontaneità operaia e non solo di controllarla ma addirittura di utilizzarla ai suoi fini. Ancora una volta la concezione leninista del partito, il «Che fare», trova la sua conferma e la sua piena attualità. Più lo sviluppo imperialistico della società capitalistica pone i più complessi e i più ardui problemi alla lotta della classe operaia, più l'elaborazione teorica e politica del marxismo e del leninismo diventa uno strumento indispensabile.

Il «Che fare» non è la concezione del partito rivoluzionario di una situazione di arretratezza capitalistica ma è la scientifica anticipazione del ruolo del partito marxista nella fase dell'imperialismo maturo. I bolscevichi iniziarono ad applicare una serie di principi politico-organizzativi che solo nella più completa generalizzazione mondiale della lotta di classe trovano la più completa possibilità oggettiva di attuazione.

La storia dell'imperialismo, la storia di due guerre mondiali imperialiste, la storia dello sviluppo del capitalismo statale in Russia, la storia delle infinite edizioni dell'opportunismo che in mille modi è riuscito a mantenere il dominio sul movimento operaio, hanno dimostrato in maniera inconfutabile che senza la direzione leninista la stessa lotta operaia è utilizzata dalle altre classi, dalla piccola-borghesia, dal capitalismo, dalle varie potenze imperialistiche. L'unica garanzia dell'autonomia della classe operaia è la sua direzione leninista che non è né può essere, come sostengono i borghesi e i piccolo-borghesi che vogliono continuare a strumentalizzare il proletariato ai loro fini, un elemento estraneo alla classe ma la forma storicamente più avanzata della sua coscienza. Il partito leninista è la teoria rivoluzionaria più l'avanguardia degli operai coscienti degli interessi internazionali ed internazionalisti della loro classe. Partito rivoluzionario dall'alto o dal basso?

Questo è un falso quesito posto da intellettuali estranei al proletariato non tanto per l'estrazione sociale piccolo-borghese quanto per le teorie che sostengono. Cosa significa «alto»? Forse l'analisi fatta dal partito leninista, cioè da un organo collettivo che nella militanza e nella continuità storica ha assimilato gli strumenti d'indagine, sulla situazione mondiale della classe operaia, sui movimenti internazionali delle lotte di tutte le classi, sulla natura sociale di una serie di Stati, sulle tendenze dei vari gruppi imperialisti?

Nessuno riuscirà mai a dimostrare che questa analisi, questa esperienza internazionale, non deve essere portata dall'esterno alla classe operaia. Il proletariato, appunto perché è forza-lavoro impiegata in un determinato processo di produzione, è collocato in una determinata dimensione aziendale che la sua esperienza diretta non può superare. E' da questo processo di produzione, o dimensione aziendale, che sorge il contrasto insanabile di interessi tra proletariato e capitalismo; ma dallo stesso processo sorge pure il contrasto risolubile di interessi tra le varie frazioni capitalistiche e tra le varie aziende, sia a livello nazionale che a livello mondiale.

E più complesso diventa questo secondo tipo di contrasti più indispensabile diventa l'opera di diffusione della «coscienza», cioè della consapevolezza di una realtà mondiale, portata dall'esterno alla classe operaia. Ecco perché il «Che fare» è oggi più attuale che mai. Oggi le necessità indicate da Lenin di portare la «coscienza» dall'esterno sono moltiplicate per dieci, per cento, per mille, perché sono moltiplicate le pressioni dei vari interessi imperialistici per riuscire a utilizzare gli operai nelle loro lotte concorrenziali.

Solo quando la classe operaia riesce a raggiungere la coscienza internazionalista di essere classe internazionale è in grado di non farsi strumentalizzare dai vari capitalisti ed imperialisti, e dai loro vari «Stati guida» in concorrenza, ma di approfittare dei contrasti tra i predoni per abbatterli tutti assieme. Il compito di elevare la coscienza internazionalista del proletariato è il compito primario del partito leninista.

Collegandosi alle lotte economiche che sorgono dalla condizione proletaria nei luoghi della produzione, il partito leninista si sviluppa assolvendo il suo compito internazionalista. Il partito leninista è già nel suo programma leninista, è già nella organizzazione rivoluzionaria che lo porta avanti con coerenza e fermezza contro tutte quelle correnti che dicono di accettarlo ma che poi nella pratica lo rinnegano. Il partito leninista è nella sua strategia rivoluzionaria e in questa strategia deve svilupparsi organizzativamente. Applicare la teoria leninista del «Che fare» contro la strategia riformista dell'imperialismo italiano significa, in sostanza, sviluppare l'organizzazione degli operai rivoluzionari che portano avanti, in Italia, la strategia internazionale del proletariato.

Popular posts in the last week

India’s Weaknesses in the Global Spotlight

Farmers’ protests around New Delhi have been going on for four months now. A controversial intervention by the Supreme Court has suspended the implementation of the new agticultural laws, but has raised questions about the dynamics between the judiciary and the executive, and has failed to unblock the negotiations between government and peasant organisations. The assault by Sikh farmers on the Red Fort during the Republic Day parade as India was displaying its military might to the outside world — the Chinese Global Times maliciously noted — paradoxically widened the protest in the huge state of Uttar Pradesh. The Modi government has been trying to revive India’s image with the 2021 Union Budget: it announced one hundred privatisations and approved the increase to 75% of the limit on direct foreign investment in insurance companies. For The Indian Express ( IEX ) this is a sign of the commitment to push ahead with reforms despite the backlash from rural India. Also for The Economi...

The Defeat in Afghanistan — a Watershed in the Cycle of Atlantic Decline

In crises and wars there are events which leave their mark on history because of how they make a decisive impact on the power contention, or because of how, almost like a chemical precipitate, they suddenly make deep trends that have been at work for some time coalesce. This is the case of the defeat of the United States and NATO in Afghanistan, which is taking the shape of a real watershed in the cycle of Atlantic decline. For the moment, through various comments in the international press, it is possible to consider its consequences on three levels: America’s position as a power and the connection with its internal crisis; the repercussions on Atlantic relations and Europe’s dilemmas regarding its strategic autonomy; and the relationship between the Afghan crisis and power relations in Asia, especially as regards India’s role in the Indo-Pacific strategy. Repercussions in the United States Richard Haass is the president of the CFR, the Council on Foreign Relations; despite having ...

The Fourth Plenum of China's War Preparations

Internationalism No. 83, January 2026 Page 2 According to Nicolas Baverez of Le Figaro , China’s proposed Five-Year Plan for 2026-2030, accepted by the Fourth Plenum of the CCP Central Committee, marks China’s transition to a war economy . At the national level, the focus would not be on rebalancing demand, but on reducing dependencies in order to resist external pressures and international sanctions. War preparations, writes the French economist, are now fully integrated into China’s economic development strategy. In our view, it would be more accurate to speak of a rearmament economy , since no major power has yet moved towards the proportions of a full-scale war effort, i.e., military spending historically measured in tens of percentage points of GDP. Instead, the variations have so far been a few percentage points and fractions of a point. This does not mean that there is no rearmament process affecting the economy and society as a whol...

The Unstoppable Force: Capital’s Demand for Migrant Labour

Internationalism No. 78-79, August-September 2025 Page 16 “Before Giorgia Meloni became Italy’s prime minister, she pledged to cut immigration. Since she has been in government the number of non-EU work visas issued by Italy has increased”. This is how The Economist of April 26th summarises the schizophrenia of their politics; and this is not only true in Italy: “Net migration also surged in post-Brexit Britain”. The needs of the economic system do not coincide with the rhetoric of parliamentarism. And vice versa. Schizophrenia and imbalances in their politics Returning to Italy, the Bank of Italy has pointed out that by 2040, in just fifteen years, there will be a shortage of five million people of working age, which could lead to an estimated 11% contraction in GDP. This is why even Italy’s “sovereignist” government is preparing to widen the net of its Immigration Flow Decree. The latest update, approved on June 30th, provides for the entry of almost ...

Democratic Defeat in the Urban Vote

Internationalism No. 71, January 2025 Page 2 From the series Elections in the USA A careful analysis of the 2022 mid-term elections revealed the symptoms of a Democratic Party malaise which subsequently fully manifested itself in the latest presidential election, with the heavy loss of support in its traditional strongholds of the metropolitan areas of New York City and Chicago, and the State of California. A defeat foretold Republican votes rose from 51 million in the previous 2018 midterms to 54 million in 2022, a gain of 3 million. The Democrat vote fell from 61 to 51 million, a loss of 10 million. The Republicans gained only three votes for every ten lost by the Democrats, while the other seven became abstentions. In 2022, we analysed the elections in New York City by borough, the governmental districts whose names are well known through movies and TV series. In The Bronx, where the average yearly household income is $35,000, the Democrats lost 52,00...

Armed Negotiations between the Gulf and the Mediterranean

David Petraeus, Commander of the US forces in Iraq and the Gulf in 2007-2008, then director of the CIA in 2011-12, described the elimination of Iranian General Qasem Soleimani on January 3 rd in Baghdad as a defensive action , with which the Trump presidency restored a US deterrence , which was weakened by recent Iranian actions . This is a reference to the attacks conducted indirectly, unclaimed by Tehran, against the Saudi oil infrastructures on September 14 th 2019. In March 2008, when the forces under Petraeus’ command supported the Iraqi Army in the fight against local Shite militias, Soleimani sent a message to the American general: informing him that he was the person in charge for Iranian policies in Iraq, Syria, Lebanon and Gaza therefore the channel through which to define an agreement to resolve the various issues with Tehran. Petraeus holds the advisors of the Quds Force, the spearhead of the Pasdaran asymmetric operations, responsible for the killing of around 600 ...

“Polish Moment” at Risk

Internationalism No. 78-79, August-September 2025 Page 3 From the series European news In July, the strategic triangle of London-Paris-Berlin was strengthened with the Northwood Declaration, in which the United Kingdom and France signalled the possibility of coordinating the use of their nuclear weapons through the creation of a “Nuclear Steering Group”, and with the Kensington Treaty, an Anglo-German defence pact. These agreements complement the Franco-British agreements of Lancaster House and the Franco-German Treaty of Aachen. Although Poland signed the Treaty of Nancy with France in May 2025, it was excluded from the recent “E3” consultations, in which only the United Kingdom, France, and Germany participated. Nevertheless, the establishment of the new government led by Donald Tusk, the Civic Platform (PO) leader, in the October 2023 elections, after eight years of antagonism with Brussels under the Law and Justice Party (PiS)-dominated government, ha...

Speculative Race for Charging Stations

From the series The world car battle If at the beginning of the 21 st century electrification had technological limits in batteries, both in terms of cost and range, these are now partly overcome, because electric cars have a range of 240-450 km, more than enough for 95% of journeys of less than 50 km. The major obstacle remains the construction of a network of charging stations and their integration with the electricity grid. The race between China, Europe, and USA UBS Evidence Lab, a team of UBS bank experts working in 55 specialised labs to provide data on investment decisions, predicts that cost parity between electric and internal combustion cars will be achieved in 2024 [ Inside EVs , October 20th 2020]. By then, the development of car electrification will be self-sustaining without government subsidies. Bloomberg New Energy Finance (BNEF), in its report Electric Vehicle Outlook 2020 , estimates that by 2022 carmakers will have 500 different models of electric cars avai...

Euro-solubility

Before capsules and pods, there was freeze-dried instant coffee powder, which of course tasted nothing like a real espresso. Now: for some time we have been following the vicissitudes of sovereigntists and populists with the idea that their political future depended on their Euro-solubility . Referring to the law-and-order, xenophobic and immigrant-hostile traits that have become common currency in European debates, we wrote that a Europe that protects could use the anti-immigration rhetoric of the sovereigntists to keep them on the leash of the pro-European strategic consensus. No sooner said that done. In Italy, as in France and other European countries, that phenomenon is in full swing. In Italy, the Five Star Movement has already embarked on its path to conversion a year and a half ago, entrusted with no less than the direction of Italian diplomacy. And even the Lega, believe it or not, has become a pro-European party overnight. In France, a similar process has seized Marine Le P...

Biden Plan and Global Minimum Tax

Recovery from the pandemic crisis — writes the IMF in April’s World Economic Outlook — is increasingly visible due to three factors: first, hundreds of millions of people are being vaccinated; second, companies and employees have somewhat adapted to the healthcare disaster; and finally governments especially the American have pledged massive government — extra fiscal support. Governmental fiscal interventions have reached $16,000 billion worldwide, have averted collapse of the economy that would have been three times worse, blocking the 2020 recession at a 3.3% drop, and have pushed the recovery rate to 6% in 2021. The overall recovery will be the outcome of a series of divergent recoveries . Only the United States, with a 6.4% growth rate, will exceed the GDP level predicted before the pandemic. The disparity regards healthcare first of all. High-income countries, representing 16% of global population, have already bought up half of the vaccine doses. The real estate, financial and ...