Skip to main content

Fascismo e democrazia: due forme della dittatura del capitale


Arrigo Cervetto (febbraio 1969)
Pubblicato per la prima volta su Lotta Comunista, N° 33-34


Fascismo e democrazia non sono che due metodi o due forme di uno stesso esercizio della dittatura capitalista. Sono, cioè, due facce della stessa medaglia.

Per la classe operaia non si pone l'alternativa tra democrazia e fascismo ma tra dittatura capitalistica e dittatura proletaria. Questo è un punto fondamentale del programma comunista e finché la classe operaia non lo mette in pratica essa è destinata ad essere soggiogata da una delle forme della dittatura del capitale. Lenin dice che la democrazia è il migliore involucro della dittatura del capitale. Qual'è il senso profondo di questa chiarissima definizione leninista?

In che modo possiamo utilizzare la sua stretta attualità?

E' la stessa realtà sociale e politica a dare la risposta. Mai come oggi la democrazia ha dimostrato di essere il migliore involucro della dittatura del capitale, mai come oggi la democrazia ha dimostrato di essere una fittissima rete che imprigiona ogni movimento della lotta operaia e lo costringe a dibattersi dentro confini rigidamente delimitati dal potere capitalista. Ogni lotta operaia viene egemonizzata dall'opportunismo e si impantana nelle sabbie mobili della democrazia perché non sa e non può porsi il problema del potere, l'alternativa tra dittatura borghese e dittatura proletaria. Ma come può la democrazia avere questa straordinaria influenza sul corso della lotta di classe? Non di certo e non solamente perché è una ideologia, ma perché questa ideologia è possibile in determinate condizioni dello sviluppo capitalistico.

La democrazia è il migliore involucro del capitalismo appunto perché essa riflette una relativa stabilità del ciclo capitalistico di produzione.

Questa relativa stabilità fa sì che la lotta di classe possa essere contenuta dal sistema entro limiti tollerabili per il sistema stesso. E in questa relativa stabilità l'opportunismo ha solide radici ed ha una sua stabilità.

Da ciò non ne deriva che il fascismo sia il «peggiore involucro» per il capitalismo e che, quindi, in una situazione fascista la classe operaia trovi meno ostacoli da spianare sulla strada della rivoluzione. Instaurato il fascismo, la classe operaia si trova ad essere imprigionata nella dittatura borghese negli stessi termini in cui si trova ad esserlo nella democrazia.

Il problema, perciò, non può e non deve essere visto in questo modo. Il problema è di vedere invece, perché in certe situazioni la dittatura del capitale prende le forme fasciste perché la classe dominante scarta la forma democratica che aveva funzionato come il suo migliore involucro, e determina la forma fascista.

La situazione in cui si verifica questo mutamento è una situazione di crisi economica e di crisi politica. La crisi economica provoca una profonda instabilità nella struttura produttiva ed acutizza all'estremo la lotta di classe.

La crisi politica si manifesta con l'indebolimento dell'apparato statale, con la divisione delle varie frazioni borghesi con l'oscillamento della piccola borghesia, con la disgregazione dei partiti opportunisti.

In questa situazione i partiti opportunisti non riescono a svolgere efficacemente la loro funzione controrivoluzionaria di controllo e di contenimento della classe operaia. Si verifica una condizione per cui il partito leninista rivoluzionario può prendere la direzione della lotta operaia perché può dare ad essa uno sbocco politico, uno sbocco di potere. La saldatura tra condizioni oggettive (crisi economica, disgregazione nel blocco di potere tra tutte le frazioni capitaliste) e condizioni soggettive (crisi politica, disgregazione dell'opportunismo, presenza attiva del partito leninista rivoluzionario) pone concretamente la possibilità della lotta per la dittatura del proletario. In questa situazione, tutte le frazioni capitaliste hanno un interesse comune a sostenere una forma fascista di controrivoluzione.

Il fascismo poi, non riuscirà a superare la crisi economica e politica che lo ha partorito, ma riuscirà a superarne il punto più pericoloso, per il sistema capitalistico, e soprattutto ad impedire che si verifichi il collegamento tra la lotta operaia ed il partito rivoluzionario.

Tutto ciò, sempre che si verifichino le condizioni che abbiamo elencato.

Se manca il partito rivoluzionario, la disgregazione delle organizzazioni opportunisti che si ricompone in nuove formazioni controrivoluzionarie, in partiti centristi opportunisti, in movimenti spontaneisti che altro non sono che una variante socialdemocratica. Mancando il polo d'attrazione costituito dal partito leninista, la classe operaia rimane allo stadio massimalistico e non riesce ad elevarsi ad un più alto livello di coscienza politica, ad una più alta consapevolezza del problema del potere.

Stabilito un controllo sulla classe operaia con queste nuove forme controrivoluzionarie, il capitalismo non ha bisogno della controrivoluzione fascista.

Riesce a contenere la sua crisi dentro la forma democratica.

Da un punto di vista della strategia proletaria, il problema non è quindi, quello della scelta tra democrazia e fascismo ma quello di scatenare la battaglia rivoluzionaria nel momento della crisi economica e politica, nel momento in cui la democrazia non è più possibile ed il fascismo non è ancora possibile.

E' in questo preciso momento, in questa specie di «terra di nessuno» del potere, che si gioca la sorte della dittatura del proletariato e della rivoluzione socialista.

E' un dialettico, un marxista, il rivoluzionario che riesce a fare due cose in una volta sola, dice Lenin. Il proletariato deve saper combattere contemporaneamente democrazia e fascismo, deve saperlo fare in ogni momento ma soprattutto nel momento in cui la democrazia si trasforma in fascismo.

Il proletariato deve sapere approfittare di quel momento di crisi del sistema, di quel momento particolare che, in fondo, è sintomo di squilibrio nell'apparato capitalistico del potere, di quel momento particolare in cui la controrivoluzione democratica sta perdendo i colpi e la controrivoluzione fascista non è ancora in grado di darli tutti.

Solo in quel particolare momento la lotta a fondo contro la democrazia e contro il fascismo ha la possibilità di essere realizzata in pieno e di concludersi con la dittatura del proletariato. Ancora una volta, elemento determinante è il partito leninista perché solo un partito che abbia elaborato dettagliatamente la strategia rivoluzionaria e che abbia la capacità di tradurla in centralizzazione organizzativa può essere in grado di dare una forma militare alla lotta operaia.

Tutta l'energia della classe deve, quindi, concentrarsi in un efficace strumento di lotta armata che sappia colpire con estrema violenza e massima razionalità i nodi fondamentali dello schieramento controrivoluzionario nell'ala democratica e nell'ala fascista. Lasciata alla spontaneità, la classe andrebbe incontro alla sconfitta di fronte ad un nemico che sa come e dove colpire efficacemente.

In una guerra di classe di questo tipo, il proletariato non può rimanere sulla difensiva ma deve passare all'attacco. Ed attacco significa massimo di strategia, massimo di organizzazione, massimo di centralizzazione, massimo di militarizzazione bolscevica.

Questi problemi oggi non sono urgenti perché non ci troviamo di fronte ad una crisi del sistema. Devono però essere presenti nello studio della strategia rivoluzionaria e devono essere assimilati da tutti i militanti rivoluzionari della classe operaia. Oggi il capitalismo riesce a dominare con la controrivoluzione democratica.

I gruppi fondamentali del capitalismo in Italia hanno da tempo scelto la linea riformistica che corrisponde sia alle loro esigenze interne che a quelle esterne di espansione capitalistica.

Il processo di socialdemocratizzazione, da noi individuato nelle Tesi del 1957, si basa sulle condizioni oggettive della relativa stabilità dello sviluppo capitalistico negli Stati Uniti, in Europa, in Italia.

Permanendo una relativa stabilità di sviluppo del mercato mondiale, il capitalismo italiano, fortemente integrato nel mercato mondiale e da esso fortemente condizionato, non ha prospettive immediate di crisi. Può attraversare crisi parziali, ma non ancora generali, Queste, quando verranno, avranno grandi dimensioni internazionali.

A breve scadenza, operano in funzione di relativa stabilizzazione i mercati dell'Europa Orientale ed i mercati di altre zone capitalistiche in sviluppo.

In questa relativa stabilità il processo di socialdemocratizzazione procede a ritmo serrato ed ha al suo centro il PCI che si colloca come una delle forze fondamentali del socialimperialismo italiano, non solo per il suo ruolo interno ma anche nei confronti dell'imperialismo russo, oggi che l'oggettivo conflitto con la Cina esplode, puntualmente come avevamo previsto. «L'unità nella diversità» diventa adesso l'opportunistica divisa di una socialdemocrazia legata al proprio imperialismo e che, in funzione di questo, lascia aperte tutte le porte alle alleanze sia verso l'imperialismo russo che verso il capitalismo di stato cinese.

Non a caso, la posizione del PCI sul conflitto statale-militare tra URSS e Cina è quella dei gruppi imperialisti italiani che non hanno interesse, per ora, ad appoggiare l'una o l'altra.

Questi gruppi sono quelli che determinano la linea riformistico-democratica oggi prevalente.

Delle 20 principali società italiane, secondo i calcoli della Mediobanca, che hanno un totale di fatturato annuo di 6.011. miliardi di lire e 402 mila addetti, due gruppi capitalistico statali (ENI, con 994 miliardi. di fatturato ed IRI con 1.212) e due gruppi capitalistico privati (FIAT con 1.104 e Pirelli con 205 miliardi di lire) capeggiano lo schieramento del capitalismo italiano.

Questi quattro gruppi (che controllano ormai anche la MONTEDISON che ha un fatturato di 533 miliardi di lire) hanno un fatturato di 3,515 miliardi, cioè hanno un peso economico determinante che traccia la linea per tutto il capitalismo italiano, come ha dimostrato il congresso annuale della Confindustria.

La linea ENI - IRI - FIAT - PIRELLI è dichiaratamente la linea riformistica, la linea del centro-sinistra, la linea di apertura al PCI sia che collabori al governo sia che resti all'opposizione costituzionale.

Quindi la linea fascista, oggi, non può trovare l'appoggio che sui gruppi più arretrati del capitalismo italiano, gruppi di agrari e gruppi burocratici.

A questi gruppi si deve la sortita di azioni squadristiche nell'ambito studentesco.

Queste azioni di squadracce fasciste devono essere prontamente ricacciate dai rivoluzionari, ma non devono assolutamente costituire l'alibi per fare passare, nei fronti antifascisti democratici, la linea riformistica dell'imperialismo italiano.

L'opposizione rivoluzionaria alla linea riformista, al centro-sinistra più o meno allargato, è la linea generale della lotta operaia in Italia, l'unica linea concreta e conseguente contro la forma democratica e la forma fascista, del resto sempre più compenetrate, della dittatura del capitale.

Popular posts in the last week

The Defeat in Afghanistan — a Watershed in the Cycle of Atlantic Decline

In crises and wars there are events which leave their mark on history because of how they make a decisive impact on the power contention, or because of how, almost like a chemical precipitate, they suddenly make deep trends that have been at work for some time coalesce. This is the case of the defeat of the United States and NATO in Afghanistan, which is taking the shape of a real watershed in the cycle of Atlantic decline. For the moment, through various comments in the international press, it is possible to consider its consequences on three levels: America’s position as a power and the connection with its internal crisis; the repercussions on Atlantic relations and Europe’s dilemmas regarding its strategic autonomy; and the relationship between the Afghan crisis and power relations in Asia, especially as regards India’s role in the Indo-Pacific strategy. Repercussions in the United States Richard Haass is the president of the CFR, the Council on Foreign Relations; despite having ...

The Fourth Plenum of China's War Preparations

Internationalism No. 83, January 2026 Page 2 According to Nicolas Baverez of Le Figaro , China’s proposed Five-Year Plan for 2026-2030, accepted by the Fourth Plenum of the CCP Central Committee, marks China’s transition to a war economy . At the national level, the focus would not be on rebalancing demand, but on reducing dependencies in order to resist external pressures and international sanctions. War preparations, writes the French economist, are now fully integrated into China’s economic development strategy. In our view, it would be more accurate to speak of a rearmament economy , since no major power has yet moved towards the proportions of a full-scale war effort, i.e., military spending historically measured in tens of percentage points of GDP. Instead, the variations have so far been a few percentage points and fractions of a point. This does not mean that there is no rearmament process affecting the economy and society as a whol...

India’s Weaknesses in the Global Spotlight

Farmers’ protests around New Delhi have been going on for four months now. A controversial intervention by the Supreme Court has suspended the implementation of the new agticultural laws, but has raised questions about the dynamics between the judiciary and the executive, and has failed to unblock the negotiations between government and peasant organisations. The assault by Sikh farmers on the Red Fort during the Republic Day parade as India was displaying its military might to the outside world — the Chinese Global Times maliciously noted — paradoxically widened the protest in the huge state of Uttar Pradesh. The Modi government has been trying to revive India’s image with the 2021 Union Budget: it announced one hundred privatisations and approved the increase to 75% of the limit on direct foreign investment in insurance companies. For The Indian Express ( IEX ) this is a sign of the commitment to push ahead with reforms despite the backlash from rural India. Also for The Economi...

The Unstoppable Force: Capital’s Demand for Migrant Labour

Internationalism No. 78-79, August-September 2025 Page 16 “Before Giorgia Meloni became Italy’s prime minister, she pledged to cut immigration. Since she has been in government the number of non-EU work visas issued by Italy has increased”. This is how The Economist of April 26th summarises the schizophrenia of their politics; and this is not only true in Italy: “Net migration also surged in post-Brexit Britain”. The needs of the economic system do not coincide with the rhetoric of parliamentarism. And vice versa. Schizophrenia and imbalances in their politics Returning to Italy, the Bank of Italy has pointed out that by 2040, in just fifteen years, there will be a shortage of five million people of working age, which could lead to an estimated 11% contraction in GDP. This is why even Italy’s “sovereignist” government is preparing to widen the net of its Immigration Flow Decree. The latest update, approved on June 30th, provides for the entry of almost ...

“Polish Moment” at Risk

Internationalism No. 78-79, August-September 2025 Page 3 From the series European news In July, the strategic triangle of London-Paris-Berlin was strengthened with the Northwood Declaration, in which the United Kingdom and France signalled the possibility of coordinating the use of their nuclear weapons through the creation of a “Nuclear Steering Group”, and with the Kensington Treaty, an Anglo-German defence pact. These agreements complement the Franco-British agreements of Lancaster House and the Franco-German Treaty of Aachen. Although Poland signed the Treaty of Nancy with France in May 2025, it was excluded from the recent “E3” consultations, in which only the United Kingdom, France, and Germany participated. Nevertheless, the establishment of the new government led by Donald Tusk, the Civic Platform (PO) leader, in the October 2023 elections, after eight years of antagonism with Brussels under the Law and Justice Party (PiS)-dominated government, ha...

Speculative Race for Charging Stations

From the series The world car battle If at the beginning of the 21 st century electrification had technological limits in batteries, both in terms of cost and range, these are now partly overcome, because electric cars have a range of 240-450 km, more than enough for 95% of journeys of less than 50 km. The major obstacle remains the construction of a network of charging stations and their integration with the electricity grid. The race between China, Europe, and USA UBS Evidence Lab, a team of UBS bank experts working in 55 specialised labs to provide data on investment decisions, predicts that cost parity between electric and internal combustion cars will be achieved in 2024 [ Inside EVs , October 20th 2020]. By then, the development of car electrification will be self-sustaining without government subsidies. Bloomberg New Energy Finance (BNEF), in its report Electric Vehicle Outlook 2020 , estimates that by 2022 carmakers will have 500 different models of electric cars avai...

The National Gamble of Poland

Internationalism No. 33, November 2021 Page 3 From the series European News In a lawsuit brought by Prime Minister Mateusz Morawiecki, the Constitutional Tribunal, which is composed of judges chosen by the government, ruled that fundamental parts of the EU Treaty are incompatible with the Constitution of the Republic of Poland. This ruling thus denies the primacy of European law over national law, undermining both the political assumption of continental integration and the supranational character of the EU . Vectors of Polish history We can shed light on this event if we consider the four field vectors that cross Poland: its traditional ethnic-religious nationalism, its marked Atlantic tropism, the objective attraction exerted by the European force field, and the looming threat of Russia. The general picture is global collisions: China’s irruption and the crisis in the world order have put pressure on Warsaw to define its st...

The EU Commission Plans for Rearmament and a Clean Industrial Deal

Internationalism No. 71, January 2025 Page 2 From the series European news Following the European elections which took place on June 6th - 9th, the leaders of the Member States met on June 27th at the European Council. Ursula von der Leyen was nominated as president of the next European Commission, after she was chosen as the European People’s Party’s (EPP) Spitzenkandidat (“leading candidate”). The agreement also included the election of former Portuguese Prime Minister Antonio Costa as president of the European Council, and the appointment of former Estonian Prime Minister Kaja Kallas as High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. Subsequently, on July 18th, Parliament elected von der Leyen as president of the Commission by an absolute majority, with 401 votes out of 719 MEPs. On September 17th, von der Leyen presented her team of commissioners to the European Parliament and, two days later, the Council adopted this list of...

Biden Plan and Global Minimum Tax

Recovery from the pandemic crisis — writes the IMF in April’s World Economic Outlook — is increasingly visible due to three factors: first, hundreds of millions of people are being vaccinated; second, companies and employees have somewhat adapted to the healthcare disaster; and finally governments especially the American have pledged massive government — extra fiscal support. Governmental fiscal interventions have reached $16,000 billion worldwide, have averted collapse of the economy that would have been three times worse, blocking the 2020 recession at a 3.3% drop, and have pushed the recovery rate to 6% in 2021. The overall recovery will be the outcome of a series of divergent recoveries . Only the United States, with a 6.4% growth rate, will exceed the GDP level predicted before the pandemic. The disparity regards healthcare first of all. High-income countries, representing 16% of global population, have already bought up half of the vaccine doses. The real estate, financial and ...

Euro-solubility

Before capsules and pods, there was freeze-dried instant coffee powder, which of course tasted nothing like a real espresso. Now: for some time we have been following the vicissitudes of sovereigntists and populists with the idea that their political future depended on their Euro-solubility . Referring to the law-and-order, xenophobic and immigrant-hostile traits that have become common currency in European debates, we wrote that a Europe that protects could use the anti-immigration rhetoric of the sovereigntists to keep them on the leash of the pro-European strategic consensus. No sooner said that done. In Italy, as in France and other European countries, that phenomenon is in full swing. In Italy, the Five Star Movement has already embarked on its path to conversion a year and a half ago, entrusted with no less than the direction of Italian diplomacy. And even the Lega, believe it or not, has become a pro-European party overnight. In France, a similar process has seized Marine Le P...