Skip to main content

Arrigo Cervetto e le nostre scelte strategiche


Lorenzo Parodi, Pubblicato su “Lotta Comunista” n. 295 marzo 1995


Il 23 febbraio è mancato improvvisamente Arrigo Cervetto. Pubblichiamo l’orazione funebre pronunciata da Lorenzo Parodi, che per cinquant’anni lo ha accompagnato nella sua battaglia politica e teorica.

Avevamo appena ricordato insieme il nostro cinquantesimo di attività politica.

La nostra generazione operaia aveva dovuto fare la sua scelta nel 1943-1944. La seconda guerra imperialistica aveva ancora una volta accelerato il ritmo della storia, con l’impiego delle tecnologie della distruzione di massa, con l’immissione di nuove masse nell’organizzazione della produzione.

Nella scelta del 1943-1944 avevamo colto istintivamente l’aggettivo “imperialista” della guerra: quello che delimita il rapporto col mondo, il senso del tempo e dello spazio; quello che fa maturare improvvisamente la coscienza della discontinuità, in quanto produce uno spartiacque e una frattura nel mondo contemporaneo, suscitando il confronto tra “storia” e “teoria”, fino a portare alla consapevolezza che la guerra è solo la politica condotta con altri mezzi.

E’ stato rilevato come dagli epistolari prodotti dalla prima guerra mondiale sia sortito il concetto della scrittura come spazio autonomo, conquistato attraverso il diniego della guerra stessa, attraverso l’autodifesa, la fuga e la stessa diserzione. Anzi, proprio la diserzione, come sottrazione agli imperativi nazionalistici della mobilitazione e del massacro, finisce per collocarsi al centro della “storia”, quella che trasforma una guerra imperialista in una guerra civile.

Ebbene, anche questa è stata l’esperienza nostra maturata nella seconda guerra mondiale: quella di aver sentito il bisogno di scrivere, da quella circostanza in poi. I quadri operai “scrittori” sono molto più esprimibili in quelle condizioni, quando la scelta di classe diventa una scelta politica che va oltre la propria vocazione autobiografica.

Lo scrittore Arrigo Cervetto è nato da quella esperienza. La “zona sociale franca” dalla quale ha iniziato la sua parabola politica è stata quella del partigianato, ma, proprio perché essa è nata dal confronto tra “storia” e “teoria”, il partigianato non poteva rimanere in lui come il santuario del reducismo.

Bisognava andare avanti, scoprire, oltre l’istinto di classe, il perché dell’imperialismo.

Lo ricordammo a suo tempo, celebrando il primo quarto di secolo della nostra organizzazione. Oggi è occasione veramente amara dover ricordare, in queste circostanze, il nostro secondo quarto di secolo.

Ricordammo che nel febbraio 1951, al nostro primo Convegno nazionale di Genova Pontedecimo, l’origine politica dei convenuti (nella composizione sociale prevalevano i metallurgici) rispecchiava il travaglio di una generazione che aveva visto bruciare in pochi mesi “quella che aveva considerato un’occasione rivoluzionaria”.

Il compagno Cervetto era parte, al Convegno di Genova Pontedecimo, di quel 35 per cento di convenuti che provenivano dal PCI e che con questo partito avevano già rotto nella clandestinità, appena compreso il significato della “svolta di Salerno” e delle successive tappe del compromesso storico con la borghesia.

Se quel convegno -ricordammo- fosse stata una iniziativa di intellettuali, la dialettica interna dell’organizzazione che si andava formando si sarebbe esplicata nella ricerca e nella tolleranza di differenze e dissensi coltivati per pura speculazione ideologica, determinando vere e proprie deformazioni di eclettismo teorico e quindi di inconsistenza organizzativa.

Invece l’esperienza del nullismo anarchico ci aveva vaccinato, caratterizzando subito la nostra iniziativa nella ricerca della omogeneità teorica.

Omogeneità, nella concezione del partito, vista in rapporto a tutta l’esperienza della classe operaia internazionale, nella sua condizione di “educatore che deve essere educato”. Educato dal fallimento dello stalinismo, come il partito di classe uscito dalla prima guerra mondiale era stato educato dal fallimento della socialdemocrazia europea. Cinquant’anni fa il fallimento dello stalinismo era già certo per noi. E anche prevedibile per coloro che colpevolmente lo scopriranno solo alla fine degli anni Ottanta.

Nella relazione introduttiva delle Tesi di Pontedecimo, di cui una parte importante va ascritta al compagno Cervetto, si sottolineava la particolarità dello Stato nell’epoca imperialista: con la tendenza a superare ogni antinomia fra i gruppi egemoni in politica e in economia, e a fondere in un unico blocco le forze detentrici della potenza economica e del potere politico. Un fenomeno caratterizzato dall’integrazione dei vari gruppi insediati nelle banche e nei ministeri, nei trust e nei parlamenti, che determinava la crisi irrimediabile del parlamentarismo, poiché era impossibile scindere il rapporto struttura-sovrastruttura anche nel senso presentato dal riformismo.

Vedevamo anzi la tendenza ad organizzare tale rapporto in una forma più coerente. Alla luce dell’attuale marasma politico italiano, già intravisto venticinque anni fa proprio con le Tesi sullo squilibrio italiano elaborate dal compagno Cervetto, forse abbiamo peccato di sopravvalutazione sulla capacità della classe dirigente borghese di darsi un personale politico adeguato.

Compagno Cervetto, concordo con te -me lo accennasti recentemente- che abbiamo sopravvalutato, nel corso dei nostri lunghi anni di analisi e di studio, le capacità di questi esponenti italiani della classe dominante.

Ma la partenza della nostra parabola rivoluzionaria con le Tesi del 1951 conserva tutta la sua freschezza anche oggi. Affermavamo: «Le magiche parole “conquista del potere politico” hanno già apportato parecchio danno alla classe operaia, sia per le loro disastrose conseguenze dal punto di vista pedagogico (masse e minoranze che non si pongono più attivamente e realisticamente i problemi rivoluzionari ma si trastullano nel miraggio del potere elettorale) sia dal punto di vista politico (masse e minoranze che finiscono per cadere nel trasformismo, per farsi conquistare dal potere politico borghese, illudendosi di conquistarlo)».

Dicevamo che le teorie filistee piccolo-borghesi circa l’uso “conciliatore” dello Stato dovevano essere bandite dal movimento operaio. E dicevamo che non bastava riconoscere le contraddizioni di classe e neppure bastava rifiutare la concezione neutrale dello Stato per attestare su posizioni rivoluzionarie un partito politico. Occorreva invece il supporto di una teoria dello Stato come parte integrante dell’azione politica del partito. Occorreva individuare il “campo di forza” in cui lo Stato è caratterizzato imperialisticamente.

Compagno Cervetto, nell’analisi di questo “campo di forza” è nata la tua specializzazione di studio, che poi ci ha dato quella tua grande opera quale è “L’imperialismo unitario”.

Ancora dalle Tesi del 1951: l’antagonismo tra i gruppi imperialisti, in atto sul piano internazionale, tende a riprodursi sul piano nazionale all’interno di ogni singolo Stato, lungo i rapporti tra governo e opposizione. Si registra perciò sul piano nazionale, da parte dei gruppi imperialisti e delle loro agenzie politiche, un calcolato ed incessante tentativo di interferire nei rapporti di classe per piegarli e impegnarli nella strategia imperialistica.

E’ quella gran parte delle Tesi che anticipava i punti fermi del tuo editoriale di “Lotta Comunista” al momento della sua nascita nel 1965, intitolato “Il nemico è in casa nostra”.

Dopo le Tesi del 1951, verranno le Tesi del 1957 centrate appunto sullo sviluppo imperialistico, la durata della fase controrivoluzionaria e lo sviluppo del partito di classe.

In quel momento del 1957 (ricordi? volava il primo Sputnik e ci dicevano che il socialismo veniva dalla conquista dello spazio) dovemmo ricominciare daccapo il nostro lavoro di ritessitura e di conquista teorica del partito della classe.

Imperversava il movimento di socialdemocratizzazione dei partiti ex-operai. Era il momento di Nenni, e tu a scrivere nelle Tesi che solo tenendo presente l’aspetto della teoria marxista e leninista che individua l’imperialismo essenzialmente come conquista e ripartizione del mercato mondiale (conquista e ripartizione che avviene tramite la supremazia degli scambi commerciali e le esportazioni dei capitali da parte dei paesi più industrializzati) potevamo ristabilire la definizione di “imperialismo”, risalendo alle fonti stesse della teoria marxista e alle leggi obiettive che questa ha scoperto nel processo di produzione capitalistico.

Non solo da quelle Tesi nacque il libro sull’imperialismo, ma nacque in forma veramente autonoma “Lotta Comunista”, come partito prima che come giornale.

In quelle Tesi ponesti una serie di problemi che riguardavano l’analisi della situazione italiana, l’analisi del cosiddetto “neocapitalismo” (lo vediamo adesso quanto era già vetusto) e del “capitalismo di Stato”, il corso della lotta di classe in Italia, la natura e i caratteri della democrazia parlamentare borghese, la natura, il ruolo e le funzioni dei partiti ex-operai.

Non ci trovammo paura nel dover ricominciare da zero. Le nostre Tesi raccolsero un nucleo di compagni seri, consapevoli dell’impegno che ci attendeva, disposti a portarlo avanti nei tempi lunghi. Finché in una decina d’anni fummo in grado di raccogliere i frutti della nostra seminagione, presenti all’appuntamento con una nuova generazione operaia protagonista dell’ondata tradeunionista di fine anni Sessanta.

Quando poi all’ondata tradeunionistica, quella che rafforzò la nostra organizzazione con l’apporto di quadri impegnati nel sindacato, succedette l’ondata piccolo-borghese di movimenti studenteschi usciti dalla crisi della scuola, io ricordo con te come liquidasti certi intellettuali che si erano presentati a noi per dire che Lotta Comunista abbisognava appunto di quadri intellettuali. Rispondesti che l’unica carenza della quale ci dovevamo preoccupare era quella dei quadri operai. Tant’è vero che i nostri compagni studenti, provenienti dal 1968, andarono a lavorare nelle fabbriche e divennero quadri operai.

La tua risposta riassumeva il valore di quel tuo primo libro, “Lotte di classe e partito rivoluzionario”, in cui è raccolta l’esegesi del “Che fare?” di Lenin e il concetto fondamentale di “formazione economico-sociale”, ossia i criteri scientifici indispensabili al passaggio dall’analisi alla lotta politica.

Ricordiamo insieme il tuo Lenin più amato, quello che spiega dove la classe operaia può attingere la sua coscienza. La può attingere soltanto nel campo dei rapporti reciproci di tutte le classi, nel campo dei rapporti di tutte le classi con lo Stato, nel campo dei rapporti politici.

Non può essere altrimenti, spieghi con Lenin, perché all’interno della lotta economica la classe operaia conosce solo il rapporto sociale “operai e padroni”, conosce solo un aspetto di tutta la vita economica e lo conosce deformato e mistificato. Lenin dice che l’operaio deve rappresentarsi chiaramente la caratteristica economica e la figura politica e sociale del proprietario fondiario, del prete, dell’alto funzionario, del contadino, dello studente e del vagabondo, ma in questo passo Lenin non accenna alla figura del capitalista. La ragione, spieghi, è che all’operaio la caratteristica economica e la figura politica e sociale del capitalista possono apparire chiaramente soltanto attraverso la conoscenza, che infine è politica, di tutti gli altri personaggi sociali e di tutti i loro rapporti.

La lezione di Lenin da te ripresa negli anni Sessanta (la prima edizione del libro è del 1966) è attualissima. L’opportunismo ha talmente deformato il concetto di “coscienza”, che in una lotta tra capitalisti per gli “imperi dei media” (quale è quella attuale) la classe

operaia è trascinata un po’ dietro il carro dell’uno e un po’ dietro a quello dell’altro, senza ritegno.

Compagno Cervetto, io so che nel patrimonio di lotta e di studio che ci hai lasciato, “Lotte di classe e partito rivoluzionario” è il libro prediletto: non solo perché è stato il primo, ma perché con esso hai educato più di una generazione di rivoluzionari.

Recentemente ci parlavi dei “figli” che avresti lasciato in patrimonio. I figli-figli sono qui vicino a te, ma rappresentano la nostra sfera privata. Parlavi dei libri come figli, ormai più vicini alla decina, che Lotta Comunista continuerà a pubblicare.

Questi sono i figli che rappresentano la continuità della nostra vita sulla morte.

Sono i figli della tua coerenza rivoluzionaria, in una continua elaborazione e applicazione della teoria marxista e leninista.

I compagni qui presenti rendono omaggio a questa tua coerenza, a questo tuo impegno, che rifiuta il quieto vivere del minimo sforzo.

Tu sei stato “capo” nel senso più genuino! Tu hai dato l’esempio nell’impegno a tessere l’organizzazione e ad elaborare la teoria. Per questo lasci un vuoto incolmabile.

La vita però, come suol dirsi, continua. Per Lotta Comunista continua lungo il solco da te tracciato, con i quadri da te educati alla lotta e alla durezza di una pratica politica che non può stancarsi del lungo percorso, consapevoli dei tempi lunghi di una rivoluzione che le contraddizioni dell’imperialismo portano con sé.

Col sentimento ti lasciamo con il pianto nel cuore. Con la coscienza rivoluzionaria non c’è commiato: c’è l’impegno a continuare la tua opera.

Popular posts in the last week

The EU Commission Plans for Rearmament and a Clean Industrial Deal

Internationalism No. 71, January 2025 Page 2 From the series European news Following the European elections which took place on June 6th - 9th, the leaders of the Member States met on June 27th at the European Council. Ursula von der Leyen was nominated as president of the next European Commission, after she was chosen as the European People’s Party’s (EPP) Spitzenkandidat (“leading candidate”). The agreement also included the election of former Portuguese Prime Minister Antonio Costa as president of the European Council, and the appointment of former Estonian Prime Minister Kaja Kallas as High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy. Subsequently, on July 18th, Parliament elected von der Leyen as president of the Commission by an absolute majority, with 401 votes out of 719 MEPs. On September 17th, von der Leyen presented her team of commissioners to the European Parliament and, two days later, the Council adopted this list of...

LIBERTARIAN COMMUNISM: A DIFFERENT KIND OF COMMUNISM

Chapter Three LIBERTARIAN COMMUNISM: A DIFFERENT KIND OF COMMUNISM   An examination of the debate within the groups that were to create GAAP (Anarchist Groups of Proletarian Action) gives a vivid picture of the problems that between 1948 and 1951 had to be slowly and painfully faced. Three major confrontations, progressively more serious, took place between Cervetto and Masini in the autumn of 1949 and again in the spring and autumn of 1950. As preparations were being made for the National Conference at Pontedecimo – from which GAAP would be born – debate on the nature of the organisation and on theories of the State and imperialism began to define the characteristics of the new political group, but also revealed the differences. The first step had been to look for ‘a different kind’ of communism in anarchism. Along this road Cervetto , with an ever-surer grasp, would raise the issue that had been first posed by Marx and Lenin : our militant...

Lotta Comunista: The Origins 1943-1952

Guido La Barbera Contents 9. Preface to the English Edition 13. Preface 19. Useful dates 21. Chapter One «ONE OUGHT TO KNOW WITH WHOM ONE IS DEALING» 25. The balance-of-power theory 27. Theory and the ‘strategy-party’ 29. Chapter Two THE FOUNDRY AND THE PARTISAN STRUGGLE 31. The Savona group 39. Passion disciplined by reason 40. Never again a tool in the hands of others 41. The Genoa group 46. The Sestri Ponente group 48. The groups in Rome and Tuscany 52. The strength of GAAP: ‘only a handful’ 55. Chapter Three LIBERTARIAN COMMUNISM: A DIFFERENT KIND OF COMMUNISM 58. Reckoning with Bordiga...

Marx’s Political Method

Internationalism No. 85, March 2026 Special Issue, Page II From the series Principles of Marxism The Grundrisse require a sustained effort of attention from the reader. Marx uses scientific abstractions and conceptual connections as analytical tools. In the Grundrisse , we shall follow the guiding thread of Marx’s method. Some critics, including those within the Marxist camp, see traces of Hegelian thought in Marx’s procedures in this work. Marx and Engels responded to these jibes, clarifying their relationship with Hegel. In the Afterword to the second edition of Capital , Marx wrote: My dialectic method is not only different from the Hegelian but is its direct opposite. To Hegel, the [...] process of thinking, which, under the name of ‘the Idea’, he even transforms into an independent subject, is the demiurgos of the real world [...]. With me, on the contrary, the ideal is nothing else than the material world reflected by the human mind, and transl...

Show Warfare?

Internationalism No. 86, April 2026 Page 16 After show politics and show diplomacy , have we sunk to the obscenity of show warfare ? On the surface, this is true. The Pentagon’s video game-style communications, where airstrikes, missile launches, and deadly explosions are set to music for social media clips, certainly suggest so. It matters little that a hundred schoolgirls were also blown to bits as artificial intelligence took centre stage on the battlefield. In reality, war propaganda has always showcased destruction and mocked the enemy; today in Washington, in the era of the high-tech groups of television and social media democracy , the only thing that has changed is the style and the means used to inflame fanaticisms and stuff people’s brains. In Tehran, dominated by a parasitic bourgeoisie that feeds on oil revenues and is intertwined with the militias and hierarchies of t...

Is the Supreme Court a Check on Trump?

Internationalism No. 84, February 2026 Page 12 From the series Chronicles of the new American nationalism The Supreme Court has been asked to rule on the emergency powers used by President Donald Trump to advance two key policies of his mandate: the decision to deploy the National Guard on American soil in support of his immigration policy, and the imposition of tariffs on almost every trading partner. In December, the Court issued a ruling which was unfavourable to the administration regarding the deployment of the National Guard in Illinois. At the time of writing, a ruling is expected that could declare the Liberation Day tariffs illegal. In addition, the Court is examining the dismissal of Lisa Cook, a member of the Federal Reserve Board. Scepticism among judges The White House imposed the reciprocal tariffs in April by invoking the International Emergency Economic Powers Act (IEEPA, 1977), according to which the president...

The Need for Theoretical Rearmament

Internationalism No. 85, March 2026 Special Issue, Page I From the series Principles of Marxism In his Anti-Dühring , Engels dwells on the art of working with concepts , explaining that concepts are the results in which experiences are summarised . This art does not arise from innate gifts, intuition, or common sense, but rather depends on a general vision and a method of investigating reality, which Engels describes as real thought, [which] similarly has a long empirical history, not more and not less than empirical natural science . Commenting on this passage, Arrigo Cervetto wrote in February 1990: The thesis can be summarised in the formula of the necessity of theory. The results of experience are summarised in concepts, but without the art of working with concepts , of connecting them, selecting them, and comparing them, there is no theory . The Grundrisse notebooks represent Marx’s broad and system...

THE UNITARY IMPERIALISM ISSUE

Chapter Six   In 1951 Europe, and the world, was shrouded in mist. The ‘Cold War’ ideology ruled, and the war in Korea made a world conflict between the USA and the USSR seem a real possibility. In France, Great Britain, Germany and Italy, the talk was of rearmament. Europe, at that time urged by the USA, was planning the EDC (European Defence Community) to keep step with German rearmament. The concept of a ‘ unitary imperialism ’ was the strategic choice that helped the small GAAP group remain politically independent. But translating this into an ‘Internationalist Third Front’ slogan was unfortunate. It facilitated a link with French libertarian communists, but could also cause confusion with its suggestion of a ‘Third Force’ between the USA and the USSR, which in Europe was supported by important bourgeois currents. Although opposition to unitary imperialism consolidated the internationalist struggle, the theory required to be developed and per...

Bolsonaro Squeezed between Pandemic, Lula Card and Armed Forces

This article is taken from Intervenção Comunista — the journal of our Brazilian comrades We wrote in May last year that the ‘tropical Trump’ causes a perfect storm . This first quarter of the year seems to demonstrate this clearly: GDP decline (-4.1%) and increased unemployment (14.2%); an end to emergency aid and a delay in the resumption of a new, much leaner aid plan; a record number of deaths and Covid infections. With 2.7% of the world’s population, the country accounts for about 12% of Covid-19 deaths. In March alone, Brazil recorded an increase of about 33% in its daily deaths. The pandemic crisis, coupled with historical imbalances, is shaking up the dysfunctional government of Jair Bolsonaro, who has just appointed his fourth health minister in a year. Increased dependence on the Centrão The second half of Bolsonaro’s term began — for their politics — with the election of Arthur Lira (Progressive Party-Alagoas) as president of the Chamber of Deputies, and Rodrigo Pac...

Elbridge Colby, the Pentagon’s First Violin

Internationalism No. 80, October 2025 Page 12 From the series Chronicles of the new American nationalism In the US Department of Defense led by Peter Hegseth, the undersecretary of defence for policy, Elbridge Colby, is in charge of revising the Pentagon’s defensive posture, which includes a different deployment of American troops and military resources abroad. It was Colby who stopped sending arms to Ukraine at the beginning of July, who put pressure on Japan to increase military spending, and who cast doubt on the commitment to supply Australia with the nuclear submarines, which is the primary feature of AUKUS – the defence and security partnership with the UK and Australia. His aim could be to pressure Tokyo and Canberra into playing a front-line role vis-à-vis China , as well as increasing their financial contribution to Washington. Many laughed at Donald Trump when he put television personalities in charge of important departments. The conservati...