Skip to main content

Una battaglia leninista


Arrigo Cervetto (dicembre 1975)
Pubblicato per la prima volta su Lotta Comunista, N° 64


In ogni momento della sua attività teorica e pratica il Partito leninista ha, e deve avere, una visione strategica e una visione tattica del suo rapporto con la forza complessiva della borghesia, espressa dalla dominazione economica e politica, e con la forza particolare e specifica della classe borghese stessa, espressa da tutte le frazioni del capitale e dalla loro possibilità oggettiva di influenzare strati sociali intermedi e strati salariati.

Nella visione strategica del Partito leninista non è sufficiente considerare il livello e il grado di scontro tra proletariato e borghesia e valutare il rapporto di forze se, contemporaneamente, non si analizza la situazione delle frazioni borghesi, la loro consistenza, la loro evoluzione, la loro dialettica di unità e di antagonismo. Il rapporto tra forza-lavoro e plusvalore ci fornisce il quadro generale della società divisa in classi, ma solo l'analisi del meccanismo di ripartizione del plusvalore ci permette di vedere la concreta configurazione sociale e di affrontare strategicamente l'azione del partito leninista nella viva realtà, nella viva lotta di classe.

Proprio da questa analisi deriva, per il Partito leninista, una visione tattica della forza specifica della borghesia, cioè di tutte le componenti che, se da un lato, concorrono a determinare la sua forza complessiva, da un altro, costituiscono però tutti i suoi punti di debolezza, tutte le sue manifestazioni di contraddizione.

Se ciò vale a livello nazionale, cioè a livello di ripartizione del plusvalore in un mercato determinato, a maggior ragione vale a livello internazionale, cioè a livello di ripartizione del plusvalore sul mercato mondiale. Quando noi diciamo che l'imperialismo italiano si è indebolito relativamente vogliamo dire proprio questo: che se la forza della borghesia italiana, nella crisi di ristrutturazione che ha investito le metropoli, è aumentata in confronto al proletariato, cioè nella ripartizione italiana del plusvalore, nello stesso tempo si è indebolita in confronto degli imperialismi concorrenti, cioè nella ripartizione mondiale del plusvalore. Che una forza possa aumentare da una parte e, contemporaneamente, diminuire da un'altra è un concetto elementare per dialettica materialistica, un concetto che rispecchia ciò che avviene in ogni istante nella realtà della natura e della società.

Non si tratta, quindi, di sottovalutare o di sopravalutare la gravità della crisi ma di collocarla al suo giusto posto nella visione strategica del partito leninista. In quanto crisi caratterizzata da una ristrutturazione mondiale dell'apparato produttivo essa si presenta con un rapporto di forza complessiva favorevole al capitalismo internazionale il quale ha ancora una possibilità di espansione in vaste aree latino-americane, africane e asiatiche di giovane capitalismo e nell'area europeo-orientale di capitalismo statale. In questa crisi le metropoli occidentali hanno una possibilità di ristrutturazione proprio perché, nei decenni scorsi, aree prima stagnanti sono state investite dall'inizio dell'industrializzazione capitalistica. Le rivoluzioni democratico-borghesi che, in forma più o meno profonda, hanno coinvolto, nel nostro secolo, tre quarti del globo, hanno arato il terreno per la semina capitalistica. Se non si ha presente questo processo oggettivo che avviene su scala mondiale, in una dimensione e con una generalizzazione mai vista, non si è minimamente in grado di avere una visione strategica della crisi, di collocarla, cioè, nella tendenza storica dell'evoluzione sociale.

Attendere che, a breve scadenza, la crisi di ristrutturazione capovolga i rapporti di forza e li renda favorevoli al proletariato oltre che inutile è dannoso perché condurrebbe inevitabilmente al liquidatorismo, cioè alla liquidazione del compito generale di organizzazione e di educazione del proletariato da parte del partito leninista, e all'opportunismo, cioè all'abbandono del compito specifico di difesa delle condizioni di vita del proletariato tramite la lotta salariale.

La questione va ricondotta, quindi, dal rapporto complessivo al rapporto particolare di forza con la borghesia, va ricondotta dalla crisi mondiale di ristrutturazione all'indebolimento relativo dell'imperialismo italiano determinato da questa crisi, va ricondotta da quella che è una forza del capitalismo in campo mondiale a quella che è una sua debolezza in campo italiano. Diciamo subito che solo una forte internazionale proletaria potrebbe essere in grado di utilizzare efficacemente questa debolezza del capitalismo in un campo specifico. Ciò non toglie che la questione sia posta nei suoi termini corretti e che l'azione del partito leninista, indipendentemente dalla sua efficacia, vi si conformi. Tutte le frazioni borghesi sono d'accordo nel tentare di risolvere temporaneamente la crisi di ristrutturazione in Italia con la riduzione del monte salari, l'aumento della produttività aziendale, l'aumento dello sfruttamento del proletariato, l'aumento della disoccupazione. Come sempre, il tentativo è di fare pagare la crisi al proletariato. Le frazioni borghesi hanno ritrovato una sostanziale unità proprio sul problema dei salari. Perciò noi diciamo che c'è una determinata politica imperialistica sui salari, cioè una politica di unità imperialistica tra le frazioni borghesi che tende a ridurre il monte dei salari reali per arrestare o superare l'indebolimento della metropoli italiana nei confronti delle metropoli concorrenti.

 

L'imperialismo italiano potrebbe tentare di fare ciò con altre vie: riducendo il suo tasso di parassitismo, riducendo il peso della piccola borghesia, riducendo la quota di plusvalore consumato ed aumentando la quota di plusvalore investito, superando lo squilibrio derivato dalla non corrispondenza tra struttura e sovrastruttura. Ma su queste altre vie le frazioni borghesi non sono d'accordo e si dividono, seguite in ciò dalle loro basi di massa piccolo-borghesi.

Inevitabilmente, però, se la resistenza proletaria alla riduzione del monte salari fosse accanita, le frazioni borghesi si ritroverebbero divise di fronte ad un meccanismo della ripartizione del plusvalore lasciato invariato oggi ma che non lo potrebbe più rimanere. La nostra battaglia sul salario è, perciò, una battaglia politica di classe in due sensi: nel senso che è una difesa degli interessi immediati del proletariato di fronte alla politica imperialistica sui salari e nel senso che cerca di impedire che le contraddizioni tra le frazioni borghesi siano momentaneamente risolte.

La nostra battaglia sul salario è una lotta politica leninista contro la politica dell'imperialismo italiano. Questa politica imperialistica ha imposto come terreno di scontro tra borghesia e proletariato, oggi in Italia, quello della lotta per il salario. Se la crisi mondiale del capitalismo è una crisi di ristrutturazione essa non può aprire sbocchi rivoluzionari nelle metropoli. Difatti in nessuna di queste le lotte del proletariato hanno assunto un carattere di lotta rivoluzionaria per il potere. In nessuna di queste esiste una crisi dello Stato che si possa definire prerivoluzionaria. Anche dove, come in Italia, la crisi di squilibrio aveva investito le funzioni dello Stato si assiste ad una unità momentanea, anche se precaria, delle frazioni borghesi che porta ad una politica imperialistica sui salari. Nel complesso delle metropoli imperialistiche, anzi, il ciclo delle lotte operaie nella crisi di ristrutturazione manifesta un livello di ampiezza e di intensità notevolmente inferiore al ciclo precedente. E' un fenomeno oggettivo, generalizzato, comune a decine di proletariati.

Dove sono, quindi, le lotte del proletariato contro lo Stato imperialista che si svolgono su di un terreno più avanzato di quello della lotta per il salario e la condizione di vita? In decine di paesi il proletariato sta combattendo contro la riduzione dei salari reali e l'aumento della disoccupazione, in alcuni vi riesce parzialmente, in altri meno.

Dire, in questa situazione oggettiva, che vi sono terreni di lotta superiori a quello per il salario significa abbandonare l'unico terreno di lotta possibile, imposto, dati i rapporti di forza mondiali, dal capitalismo. Significa aiutare la ristrutturazione del capitalismo. Significa screditare la lotta per il salario allo scopo di portare il proletariato ad appoggiare lo Stato. La grande lezione della storia e del marxismo ci insegna che il proletariato per emanciparsi non può trasformare lo Stato capitalistico ma deve abbatterlo. La differenza di fondo tra il marxismo rivoluzionario e l'opportunismo, la differenza tra il Partito leninista e il PCI sta proprio qui. Noi combattiamo, con un atteggiamento rivoluzionario, la politica imperialistica sui salari, il PCI l'appoggia. Per noi la battaglia politica sul salario è un momento della strategia rivoluzionaria per abbattere lo Stato imperialista, per il PCI è un momento per riformarlo cioè per rafforzarlo.

In un articolo del 1914 Lenin, di fronte alla richiesta degli operai americani di fortissimi aumenti salariali e della giornata di lavoro di 6 ore, scriveva che dove vi sono "le istituzioni democratiche le più sviluppate" e una forte "produttività del lavoro" "è perfettamente naturale che la questione del socialismo passi in primo piano".

Con le loro "rivendicazioni semplici, evidenti, immediate" i proletari americani, secondo Lenin, cominciavano a prendere "una chiara coscienza dei loro compiti" perché valutavano “la produzione delle ricchezze del paese” e stabilivano "un bilancio statistico della produzione".

Lenin scrive alla vigilia di una guerra imperialistica, eppure si guarda bene dal giudicare primitive e corporative quelle richieste americane che, proprio perché spropositate e non conseguibili, primitive e corporative non erano ma, con la loro evidenza, semplicità, immediatezza, divenivano elementi di quella rivoluzione socialista che la guerra avrebbe posto in primo piano.

Questo è un esempio magistrale di lotta politica sul salario. A questo esempio rivoluzionario noi ci richiamiamo.

Popular posts from this blog

German Socialism in 1917

Internationalism No. 78-79, August-September 2025 Page 6 From the series Pages from the history of the worker’s movement  According to Arrigo Cervetto [ Opere , Vol. 7], “paracentrism” is “the biggest obstacle to the formation of the worldwide Bolshevik party”. The Spartacists at Zimmerwald and Kiental Cervetto was analysing Lenin’s battle against centrism for the creation of the Third International, a battle which saw him isolated at Zimmerwald. He wrote down one of Zinoviev’s quotations from Histoire du parti communiste russe . “We were in the minority at Zimmerwald [1915]. […] In the years 1915 and 1916, we were nothing but an insignificant minority”. “But what is more serious?” – observed Cervetto – “is that the Zimmerwald Spartacists also said they were opposed to us”. In the strategic perspective of the “two separate halves” of socialism – the political conditions in Russia and the economic, productive, and social conditions in Germany – “for ...

The Theoretical and Political Battles of Arrigo Cervetto I

From the introduction to Arrigo Cervetto’s Opere Scelte (“Selected Works”), soon to be published in Italy by Edizioni Lotta Comunista. I Arrigo Cervetto was the founder, theorist, and leader of Lotta Comunista. From his first involvement in the partisan war in 1943-44 until his death in February 1995, his more than 50 years of political activity can be summarised in around twenty key battles. It goes without saying that those struggles - aimed at the restoration and develop ment of Marxist theory on economics, politics, social change, and international relations - are the common thread running through this selection of his writings. His memoirs, Quaderni 198I82 (“Notebooks 1981-82”), provide an account of those battles up to 1980. First battle: the factory and the partisan war The son of emigrants to Argentina from Savona in Italy, Cervetto was born in Buenos Aires in April 1927, a circumstance that would later influence his thinking about international politics. His early for...

Uneven Development, Job Cuts, and the Crisis of Labour Under Global Capitalism

Internationalism No. 73, March 2025 Page 16 Uneven development is a fundamental law of capitalism. We have a macroscopic expression of this in the changing balance of power between States: Atlantic decline and Asian rise are the key dynamics behind the political processes of this era, including wars caused by the crisis in the world order. But behind all this there is a differentiated economic trend, starting from companies and sectors: hence the differentiated conditions for wage earners. And this is the element to keep in mind for an effective defensive struggle. It’s only the beginning The electrical and digital restructuring imposed by global market competition affects various production sectors. The car industry is the most obvious, due to the familiarity of the companies and brands involved. We have already reported on the agreement reached before Christmas at Volkswagen, which can be summarised as a reduction of 35,000 employees by 2030. Die Zeit [De...

The Theoretical and Political Battles of Arrigo Cervetto II

From the introduction to Arrigo Cervetto’s Opere Scelte (“Selected Works”), soon to be published in Italy by Edizioni Lotta Comunista. II “Neither Washington nor Moscow”, “Neither Truman nor Stalin”. These were slogans sufficient to rally the internationalist cause, not only against the influence of the Stalinist Italian Communist Party (PCI) on one front, but also, on the opposite side, against the pro-American, “Westernist” leanings present in certain political currents of anarchist individualism. There was a unitary imperialism to be fought, of which the US and the USSR were both expressions. 1951, Genoa Pontedecimo In the ideological climate of the Cold War, heightened by the Korean War, a third world conflict was considered imminent; La guerra che viene (“The coming war”) was the title of a Trotskyist-inspired pamphlet that ultimately leaned in favour of the USSR, but reflected a widespread perception. The internation alist principle alone proved insufficient. To maintain...

Cryptocurrencies, Tariffs, Oil and Spending in Trump’s Executive Orders

Internationalism No. 73, March 2025 Page 8 Douglas Irwin, economist and historian of American trade policy, writes for the Peterson Institute that the tariffs announced by Donald Trump, if implemented, would constitute a “historic event in the annals of US trade policy” and “one of the largest increases in trade taxes in US history. One has to go back almost a century to find tariff increases comparable”. Irwin limits himself to providing us with a historical dimension to the planned duties. But the bewilderment and turmoil created, especially among Washington’s allies, derives from the fact that the tariffs being brandished are accompanied by a hail of presidential decrees and declarations that mark a profound political discontinuity, both in the balance of internal institutional powers and in the balance of power between nations. The watershed was expected, but the speed and vehemence of the White House’s assaults are setting the scene for a change of era i...

Atlantic Shock for Europe

Internationalism No. 73, March 2025 Page 2 In the past we used to say that anything that is exaggerated is irrelevant, and this was especially true for the hard facts of international politics. Now, with the rise of television and social media democracy and their misdeeds, one must accept that they inherently favour provocation and exaggeration as a communication style. This combines with the technical capability of the world wide web to give an immediate and universal audience to every narcissistic impulse to draw attention to oneself through provocative theatrical shows. If “the medium is the message” — as Marshall McLuhan argued about television, which transformed communication into the town square of a “global village” then we must consider how the combination of television with social media transforms interventions, impromptu or not, into global political facts. These interventions are carried out through a process of disintermediation — bypassing the fil...

Price War in the US and EU

Internationalism No. 78-79, August-September 2025 Page 7 From the series Industry and pharmaceuticals The contention in the biopharmaceutical field between the two sides of the Atlantic addresses the issue of costs, in two different ways. In a letter to the Financial Times published on April 23rd, Vas Narasimhan and Paul Hudson, the CEOs of Swiss company Novartis and French company Sanofi respectively, presented a harsh diagnosis of the state of European biopharmaceuticals compared to their major competitors, the United States and China. Narasimhan, an American son of immigrants from Tamil Nadu, and Hudson, a Briton, head two of the world's ten largest pharmaceutical multinationals. The two executives see "a strong outlook for the US – thanks to policies and regulations conducive to fast and broad patient access to innovative medicines". In contrast, Europe, "while home to some of the most important biopharma companies in the world"...

Chinese Rearmament Projects Itself in Asia

Internationalism No. 78-79, August-September 2025 Page 5 From the series Asian giants Trends in rearmament spending and comparisons of military equipment are increasingly set to dominate coverage of the contention between powers in the crisis in the world order . The military factor has entered the strategic debate, accompanied by a wealth of figures and technical details. The increase in military spending as a percentage of GDP represents a widespread sign of the rearmament cycle at this juncture, but spending alone cannot entirely explain the situation, given the qualitatively different natures of the arsenals being compared. Nor are comparisons between this or that type of weapon useful in themselves, because ultimately all weapons are only ever used in combination with the complex military means available to a power, either in alliance or in conflict with other powers in the system of States. Therefore, while it is difficult to assess the real significa...

Trump Relaunches the Tariff War

Internationalism No. 73, March 2025 Page 9 In January 2017, as soon as he took office in the White House, Donald Trump signalled the new trade policy of the United States with two immediate moves: the exit from the TransPacific Partnership (TPP) and the project for a wall on the border with Mexico. These were accompanied by the threat to abandon the North American Free Trade Agreement (NAFTA). That thunderous debut now seems almost moderate, compared to the flurry of arrogant announcements and orders with which his second presidency has begun. Multiple fronts In just a few weeks, Trump has deployed an impressive and omni-directional arsenal of tariffs, making no distinction between allies and adversaries. The first targets were imports from Canada and Mexico, the US’s biggest trading partners. These 25% tariffs were immediately put on hold for a month, in exchange for symbolic concessions from the two neighbouring governments, aimed at countering the suppos...

The SPD Faces the War

Internationalism No. 73, March 2025 Page 6 From the series Pages from the history of the worker’s movement The mystification of the First World War as a defensive war was accompanied by a misunderstanding of political forms, i.e., the illusion that the struggle for a democratic national shell was already a struggle against the imperialist content of German power, as if a democracy could exist outside of or above classes. Arrigo Cervetto, in The Political Shell, spoke of “the illusion of the primacy of politics”. At the same time, however, he emphasised the dialectic between structure and superstructure: “The basic view that political power relations depend on economic relations enables the revolutionary movement to overcome the obstacle of self-delusion; on the other hand, this view remains only a general idea if it does not inspire a restless and specific analysis of the situation, and if it does not demand an attitude consequent upon this analysis”. Mar...